• 13 Luglio 2026 08:32

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La riforma Porti Spa bocciata dal Pd a Trieste perché indebolisce i territori

Le deputate Debora Serracchiani e Valentina Ghio bocciano il testo del governo che rischia di creare un doppione del Ministero e paralizzare i principali scali nazionali.

La riforma della portualità italiana rischia di rivelarsi un autogol per lo sviluppo economico del Paese. Questo è il severo giudizio espresso dalle deputate del Partito Democratico, Debora Serracchiani e Valentina Ghio, che si sono espresse duramente sul disegno di legge del governo durante un incontro svoltosi a Trieste, focalizzato proprio sul futuro degli scali nazionali. Al dibattito ha preso parte, tra gli altri relatori, anche il segretario generale dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, Natale Ditel, a testimonianza della forte apprensione che serpeggia tra gli addetti ai lavori del comparto marittimo.

Secondo l’analisi di Debora Serracchiani, l’efficienza dello scalo giuliano e l’intero assetto marittimo nazionale rappresentano asset strategici che non dovrebbero in alcun modo essere piegati a logiche di bandiera o a colori politici. Il settore è vitale non solo per l’economia italiana, ma per l’intera rete infrastrutturale europea, e l’introduzione della formula “Porti Spa” rischia di frenarne la competitività anziché accelerarla. Sulla stessa linea d’onda si è schierata la collega di partito Valentina Ghio, parlamentare ligure e componente della Commissione Trasporti della Camera. La deputata dem ha sottolineato come il provvedimento non piaccia quasi a nessuno, evidenziando che nel corso delle decine di audizioni parlamentari finora svolte in Commissione sono emerse solo critiche sostanziali e diffuse da parte di tutti gli attori coinvolti.

Il fulcro della contestazione risiede nell’architettura stessa della riforma. Nata ufficialmente con l’obiettivo di garantire un maggiore coordinamento centrale tra i vari scali, la legge prevede di fatto la creazione di una grande società per azioni statale. Questo nuovo soggetto giuridico finirà per gestire direttamente i cantieri e le grandi opere pubbliche, bypassando e sovrapponendosi alle storiche Autorità di sistema portuale territoriali, nonché alle prerogative degli enti locali come Comuni e Regioni. Secondo le parlamentari del Pd, la riforma si tradurrà in un vuoto duplicato delle funzioni già in capo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il risultato finale non sarà dunque una cabina di regia più snella, bensì un pesante indebolimento e un impoverimento dei territori, con il rischio concreto di paralizzare e rendere meno competitivi i principali porti italiani.

Fronte comune contro la riforma dei porti. La deputazione di padre Valentina Ghio e Debora Serracchiani a Trieste, nella cornice di piazza Unità d’Italia, prima del dibattito sul futuro della portualità italiana.