Il primo report nazionale di Libera fotografa un’Italia a due velocità dove un ente pubblico su tre non garantisce i livelli minimi di informazione e tutela per chi segnala casi di corruzione
Segnalare un caso di corruzione o un illecito all’interno del proprio ambiente di lavoro in Italia rimane un percorso difficile, caratterizzato da barriere burocratiche e da un profondo vuoto informativo. A svelare i limiti del sistema è “Whistle Monitor”, il primo report di monitoraggio civico nazionale sull’adeguatezza informativa e tecnica dei canali di segnalazione interni della Pubblica Amministrazione, realizzato da Libera e presentato ufficialmente a Roma, presso ExtraLibera, in occasione del World Whistleblower Day.
L’indagine ha passato sotto la lente 434 amministrazioni pubbliche strategiche per il Paese, suddivise tra 190 enti sanitari, 99 istituti legati al diritto allo studio come università e atenei, e 145 enti locali tra Regioni, Comuni capoluogo e Province autonome. Il lavoro sul campo è stato condotto da 44 attivisti volontari di Libera, del Segretariato Italiano Studenti in Medicina (SISM) e di LINK – Coordinamento Universitario, che hanno valutato l’accessibilità dei canali anche per le persone con disabilità, i tempi di risposta e la trasparenza dell’iter, con un punteggio finale validato dall’ANAC sulla base delle Linee Guida dedicate.
I risultati della ricerca tracciano un quadro caratterizzato da profonde luci e ombre, forti polarizzazioni territoriali e tutele ancora insufficienti per i potenziali segnalanti. Il dato più rilevante emerso dallo studio evidenzia come nessun ente monitorato raggiunga la piena conformità e il massimo del punteggio. La maggioranza delle amministrazioni, pari al 56,9%, si colloca in una fascia definita “tiepida”, ovvero di parziale o sostanziale adeguatezza, mentre i presidi eccellenti si fermano ad appena il 14,1%. Un dato, questo, inferiore alla metà delle strutture che versano invece in un’area di netta criticità, che si attesta al 28,9%.
Questo significa che oggi in Italia un ente su tre non garantisce nemmeno le informazioni minime necessarie per orientare e proteggere chi intende denunciare un illecito. All’interno di questa zona d’ombra si registra inoltre un preoccupante 6,7%, corrispondente a 29 enti pubblici, caratterizzato dall’assenza totale di canali o pagine informative. Si tratta di un vuoto che di fatto azzera il diritto alla segnalazione, nonostante i precisi obblighi previsti dalla normativa vigente.
L’analisi territoriale conferma l’esistenza di un’Italia a due velocità. L’Emilia-Romagna esprime il profilo più solido del Paese, registrando un punteggio medio di 50,6 su 70,5, con zero enti critici e il 70% delle strutture posizionato nelle fasce più alte per efficienza e trasparenza. Di contro, la Campania mostra una forte variabilità, specialmente nel settore sanitario, dove si passa da punteggi molto alti fino a picchi pari a zero. Su 30 enti campani monitorati, il punteggio medio si ferma a 37,2, con ben otto strutture sotto la sufficienza che non offrono le condizioni informative minime per consentire a un potenziale segnalante di orientarsi e decidere con cognizione di causa. Nella stessa regione si contano comunque 16 enti virtuosi posizionati nella fascia alta e sei realtà giudicate parzialmente adeguate, mentre gli enti locali mostrano una maggiore omogeneità con risultati mediamente elevati.
I dati emersi spingono i promotori del report a chiedere un intervento immediato e strutturato per supportare il personale della Pubblica Amministrazione. Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera, ha sottolineato la necessità di assumersi la responsabilità di promuovere un confronto con le realtà istituzionali e civili che operano nell’ambito della formazione e dell’accompagnamento degli enti locali. L’obiettivo dichiarato è quello di mettere a disposizione delle amministrazioni territoriali, e in particolare dei Comuni, forme adeguate di sostegno che favoriscano un percorso non più rinviabile di formazione, semplificazione tecnica e assunzione di responsabilità. Secondo la copresidente di Libera, serve uno sforzo corale per colmare un divario reale sull’accessibilità al whistleblowing, ricordando che solo offrendo canali protetti e informazioni trasparenti è possibile tutelare concretamente chi sceglie di difendere l’interesse collettivo.
