• 7 Settembre 2026 13:47

Seareporter.it

Quotidiano specializzato in politica dei trasporti marittimi

Referendum, Ruvolo attacca il governo “Segnale politico che non può essere ignorato”

Il presidente di Confimprenditori denuncia il malcontento delle imprese tra caro energia, tasse e distanza dalle istituzioni e avverte “Così si rischia una frattura sempre più profonda con il Paese reale”

RomaIl risultato del referendum si trasforma in un segnale politico diretto all’esecutivo, interpretato come un giudizio sull’azione di governo e sul rapporto con il tessuto produttivo del Paese. È questa la posizione espressa da Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori. «Non è stato soltanto un passaggio istituzionale, ma un messaggio chiaro: quasi sei italiani su dieci si sono recati alle urne, segno di un disagio profondo e reale che non può essere ignorato», ha dichiarato.

Al centro delle critiche la condizione delle piccole e medie imprese, che da mesi chiedono interventi concreti su costi energetici e pressione fiscale. Secondo quanto evidenziato, il caro bollette continua a pesare su attività produttive, commercianti e artigiani, mentre le misure adottate vengono giudicate insufficienti e frammentarie. «Non bastano annunci – osserva Ruvolo – se le imprese continuano a sostenere costi insostenibili».

Nel mirino anche l’azione complessiva del governo, ritenuta sbilanciata sulle dinamiche internazionali e poco attenta alle esigenze interne. Il riferimento è, in particolare, all’allineamento alle priorità europee e al sostegno al fronte ucraino, a fronte di una crescente distanza tra istituzioni e sistema produttivo. Le imprese, ribadisce il presidente di Confimprenditori, chiedono liquidità, riduzione del carico fiscale e condizioni più favorevoli per operare.

Situazione ancora più critica in Sicilia, dove il voto ha registrato una netta affermazione del No, letta come espressione di un malcontento diffuso. Dopo le recenti emergenze legate al maltempo, le aziende attendono ancora risposte ritenute adeguate, mentre i ristori annunciati non avrebbero colmato ritardi e incertezze. Critiche anche sulla gestione delle polizze catastrofali, considerate un ulteriore aggravio per imprese già in difficoltà.

Sul piano politico, viene inoltre richiamata la tensione interna all’esecutivo in merito alla posizione del ministro del Turismo Daniela Santanchè, indicata come ulteriore segnale di distanza dal “Paese reale”. Il settore turistico, definito strategico per l’economia nazionale, sarebbe infatti penalizzato da una fase di incertezza che rischia di riflettersi sugli operatori, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno.

In conclusione, Ruvolo sottolinea come l’azione di governo abbia privilegiato, secondo questa lettura, il sostegno a grandi gruppi e istituti finanziari, trascurando le esigenze delle piccole imprese. Un’impostazione definita non solo economicamente inefficace, ma anche politicamente rischiosa: «Se non si torna ad ascoltare chi produce e crea lavoro, il messaggio arrivato dalle urne potrebbe essere solo il primo di una serie».