• 11 Agosto 2026 16:47

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La morsa degli stretti sul commercio globale: il Mediterraneo resiste alla tempesta geopolitica

Il Rapporto SRM ridisegna le rotte della sicurezza nazionale: porti, ferrovie e logistica dell’ultimo miglio sono le vere armi per salvare la manifattura e la competitività italiana.

Napoli  — La geografia del commercio mondiale si ridisegna lungo le dorsali liquide del pianeta, spinta dall’effetto combinato di strozzature geopolitiche e riorganizzazioni delle catene del valore. Le crisi simultanee del Mar Rosso, del Canale di Suez e dello Stretto di Hormuz stanno trasformando i flussi internazionali, proiettando porti, logistica e shipping in una dimensione di pura sicurezza nazionale e competitività industriale.

È questo il nucleo del tredicesimo Rapporto Annuale Italian Maritime Economy, intitolato “Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale”, presentato da SRM, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo. Lo studio fotografa un Mediterraneo che, nonostante le forti tensioni globali, riafferma la propria centralità come piattaforma di connessione tra Europa, Asia e Africa, analizzando l’impatto dei nuovi corridoi logistici internazionali, tra cui l’IMEC.

Il focus sulla Penisola mette in luce come la Blue Economy e l’intermodalità ferro-mare rappresentino leve imprescindibili per un Paese manifatturiero ed esportatore. La vera partita dei prossimi anni non si giocherà più soltanto sulla quantità di merci movimentate, ma sulla capacità di connettere in modo efficiente gli scali marittimi alle reti ferroviarie, alle aree industriali e ai mercati esteri. In questa cornice, digitalizzazione, investimenti sull’ultimo miglio e adeguamento alle rigide normative ambientali dell’Unione Europea diventano i veri vettori di crescita del sistema logistico-portuale italiano.

L’apertura dei lavori è stata affidata ai saluti introduttivi di Gian Maria Gros-Pietro, Marco Gilli e Paolo Scudieri. Successivamente, l’analisi degli equilibri geopolitici è stata tracciata da Marta Dassù, prima di entrare nel vivo dei dati con le relazioni di Massimo Deandreis e Alessandro Panaro, che hanno illustrato nel dettaglio i contenuti del Rapporto.

Il forum si è poi sviluppato in due tavole rotonde ad alto profilo. Nella prima sessione, incentrata su geopolitica e sicurezza dello shipping globale, si sono confrontati Aurelio De Carolis, Emanuele Grimaldi e Fabrizia Lapecorella. Nella seconda, dedicata specificamente ai porti e all’intermodalità nel Mediterraneo, hanno preso la parola Marco Consalvo, Sabrina De Filippis e Sergio Liardo. Le conclusioni del convegno sono state invece affidate a Luca Bocca.

A margine della presentazione, i vertici dell’istituto e del centro studi hanno rimarcato il valore strategico dell’asset marittimo.

Nel suo intervento, Gian Maria Gros-Pietro ha sottolineato l’assoluta centralità dell’economia del mare:

«Il tema scelto da SRM per il Rapporto di quest’anno coglie con grande efficacia una delle sfide più rilevanti del nostro tempo. Mai come oggi il mare rappresenta una chiave di lettura privilegiata per comprendere l’evoluzione dell’economia mondiale. Le rotte marittime, i porti, gli stretti strategici e le infrastrutture logistiche non sono soltanto elementi del sistema dei trasporti: sono i luoghi nei quali si intrecciano commercio internazionale, sicurezza energetica, politica industriale e nuovi equilibri geopolitici. È anche per questa ragione che il settore dei trasporti marittimi e della logistica riveste per Intesa Sanpaolo una valenza strategica. Attraverso il mare transitano le esportazioni delle nostre imprese, gli approvvigionamenti energetici, i flussi turistici e una quota crescente degli investimenti che sostengono la crescita del nostro Paese. In definitiva, una parte rilevante della competitività dell’Italia si gioca proprio sull’efficienza e sulla capacità del suo sistema logistico-portuale, infrastruttura essenziale per sostenere crescita, apertura internazionale e resilienza economica».

Sulla stessa linea l’analisi macroeconomica di Massimo Deandreis, che ha evidenziato la resilienza degli scali nazionali:

«Le crisi geopolitiche internazionali stanno ridisegnando rotte, tempi e costi del commercio mondiale, rendendo il mare un indicatore sempre più sensibile degli equilibri economici globali. In questo scenario il Mediterraneo conferma una centralità strategica crescente: nonostante le tensioni su Suez e Hormuz, resta una piattaforma decisiva di connessione tra Europa, Asia e Africa. Per l’Italia, grande Paese esportatore e manifatturiero, porti, shipping e logistica sono infrastrutture economiche essenziali, non solo nodi di transito. La competitività del sistema produttivo passa dalla capacità di connettere meglio scali, reti ferroviarie, aree industriali e mercati internazionali. I porti italiani, con oltre 500 milioni di tonnellate movimentate e investimenti rilevanti su ultimo miglio, digitalizzazione e accessibilità, possono diventare uno degli strumenti più forti per sostenere crescita, resilienza e proiezione internazionale dell’economia nazionale».