• 13 Luglio 2026 08:55

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Allarme da Procida sullo shipping italiano senza marittimi le navi rischiano il blocco

Armatori e professionisti del mare uniti al Convegno nazionale per chiedere al Governo meno burocrazia e più tutele per salvare il settore.

Procida – Senza personale marittimo le navi restano ormeggiate in banchina e l’intera economia del Paese rischia una clamorosa paralisi. Questo, in estrema sintesi, è il pesante grido d’allarme rimbalzato dall’isola di Procida, teatro dell’ottava edizione del Convegno Nazionale sul Lavoro Marittimo, intitolata “Rotte incerte, futuro necessario e irrinunciabile”. Al centro del dibattito si è imposta una crisi non più futuribile ma drammaticamente attuale: lo “skill shortage”, ovvero la carenza strutturale di lavoratori di bordo, che minaccia direttamente la tenuta e lo stato di salute di tutto lo shipping italiano. Se il mare rappresenta da sempre la spina dorsale del nostro prodotto interno lordo, la flotta nazionale rischia oggi il blocco se non si inverte rapidamente la rotta, agendo su tre leve fondamentali: la de-burocratizzazione dei processi, l’efficacia dei sistemi di welfare e il potenziamento mirato delle competenze per le nuove generazioni.

A tracciare i contorni di questa emergenza è stato in primo luogo Luca Sisto, Direttore Generale di Confitarma, che ha puntato il dito contro i limiti evidenti della macchina amministrativa dello Stato. Nel mirino della Confederazione Italiana Armatori sono finiti i tempi biblici e la frammentazione delle competenze tra i vari ministeri per il rilascio delle certificazioni necessarie all’imbarco. Per l’armamento non è più tollerabile che un giovane, dopo aver concluso un duro percorso di studi, debba attendere mesi tra scartoffie e lungaggini prima di poter finalmente salire a bordo. Questa palude burocratica rischia di trasformarsi nel principale alleato dei competitor internazionali dell’Italia. Da qui la richiesta a gran voce di Confitarma per una radicale opera di de-burocratizzazione, che passi attraverso procedure snelle, digitalizzate e governate da un’unica cabina di regia istituzionale.

Per combattere la crisi delle vocazioni marittime, la ricetta degli armatori incrocia inevitabilmente il potenziamento e l’ammodernamento della formazione. Sisto ha elogiato il modello degli ITS Academy del Mare, definendoli una vera e propria eccellenza nazionale capace di garantire ai ragazzi un’occupazione immediata e qualificata. Tuttavia, il mondo dello shipping si muove oggi a una velocità decisamente superiore rispetto ai programmi scolastici tradizionali: le navi moderne richiedono competenze avanzate per gestire la transizione ecologica e digitale. Diventa quindi fondamentale allineare i programmi alle reali esigenze tecnologiche di bordo, sollecitando al Governo un sostegno economico e strutturale ancora più deciso a favore delle accademie del mare.

Il dibattito sulla sostenibilità economica del lavoratore si è arricchito in modo determinante grazie al punto di vista di Angelo D’Amato, intervenuto nella sua veste di Presidente del Fondo Nazionale Marittimi. Nel corso dei lavori, D’Amato ha focalizzato l’attenzione proprio sul ruolo strategico degli strumenti di welfare e sulla necessità di garantire coperture adeguate e tutele solide a una categoria professionale esposta a profondi mutamenti di scenario. L’efficienza dei servizi assistenziali e di previdenza gestiti dal Fondo rappresenta un pilastro insostituibile per ridare dignità e attrattività alla vita di bordo, mitigando i forti sacrifici personali richiesti a chi sceglie la via del mare. Per D’Amato, un efficace scudo di protezione sociale è l’unica base sicura su cui reimpostare la crescita del settore e frenare la fuga dei professionisti, offrendo risposte concrete per la tutela della salute, dell’assistenza e della continuità previdenziale delle donne e degli uomini che navigano sotto la bandiera italiana.

All’interno di questo scenario di profonda trasformazione, un contributo fondamentale è arrivato dall’intervento di Fabio Pagano, Presidente della Federazione Italiana Piloti dei Porti (Fedepiloti). Nel suo discorso, Pagano ha voluto porre l’accento sul tema cruciale della sicurezza della navigazione e delle operazioni portuali, che rappresenta l’anello di congiunzione tra l’efficienza tecnologica delle navi e l’incolumità del personale. Il Presidente di Fedepiloti ha evidenziato come l’introduzione di nuove tecnologie e di sistemi digitali avanzati a bordo debba camminare di pari passo con un addestramento rigoroso, continuo e costantemente aggiornato. Secondo Pagano, l’automazione e il supporto tecnologico non devono mai tradursi in una riduzione della vigilanza o in un abbassamento degli standard di sicurezza, ma devono essere governati da professionisti altamente qualificati, capaci di interpretare tempestivamente scenari complessi. Per garantire la resilienza dei porti italiani e la continuità dei flussi commerciali, la figura del pilota e le sue competenze umane e tecniche rimangono un presidio insostituibile per l’intero sistema marittimo nazionale.

Oltre ai nodi tecnici e amministrativi, il problema presenta infatti una profonda radice culturale. Negli occhi delle nuove generazioni il lavoro del marittimo ha perso l’appeal di un tempo. Secondo la visione di Confitarma è urgente cambiare la narrativa con cui questa professione viene raccontata all’esterno, descrivendola non più come un mestiere di sacrifici anacronistici, ma come una carriera internazionale, tecnologica e altamente strategica. Per raggiungere questo obiettivo, le imprese si dicono pronte a fare la propria parte sul fronte del welfare aziendale, migliorando la qualità della vita a bordo con connessioni internet efficienti per i contatti con le famiglie e ripensando i turni di rotazione per rimettere il lavoratore al centro dell’ecosistema. Un percorso che deve necessariamente culminare in un grande “patto per il lavoro marittimo” e in un tavolo di crisi permanente che veda uniti imprese, sigle sindacali, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Ministero del Lavoro, perché difendere il lavoro in mare significa difendere la sovranità economica dell’intera nazione.

A completare questa analisi spietata, portando la voce e la prospettiva di chi vive e lavora quotidianamente a bordo, è stato l’intervento del Comandante Giovanni Lettich, Presidente del Collegio Capitani e Macchine di Lungo Corso. Partecipando al panel intitolato “Dove eravamo rimasti?”, Lettich ha affrontato i nodi cruciali della transizione tecnologica e della digitalizzazione dello shipping, evidenziando come i processi di modernizzazione debbano essere gestiti con estrema cura per evitare di trasformarsi in ulteriori ostacoli per la gente di mare. Sotto la lente del Presidente del Collegio Capitani è finito il delicato passaggio agli strumenti digitali, a partire dal progetto di transizione dal vecchio libretto di navigazione cartaceo a quello elettronico. Secondo Lettich, l’innovazione tecnologica non è una soluzione magica o automatica, ma si dimostra efficace solo se supportata da piattaforme realmente condivise, accessibili e collaudate. Il primo effetto di questa evoluzione non è una banale semplificazione dei processi, quanto un profondo e complesso trasferimento di competenze che richiede tempo, supporto e investimenti mirati sulle persone.

Il Comandante ha poi lanciato un monito preciso sulla gestione della burocrazia legata alle nuove tecnologie. Per funzionare davvero e non tradursi in una nuova palude amministrativa calata dall’alto, le piattaforme digitali devono essere costruite e modellate ascoltando la voce di chi il mare lo vive ogni giorno, sotto la costante regia delle istituzioni preposte. Il rischio concreto è quello di creare nuovi imbuti informatici che finiscono per complicare la vita lavorativa dei marittimi e rallentare gli imbarchi, lasciando il personale a terra a combattere con i malfunzionamenti dei software anziché consentire loro di operare a bordo.

Anche sul fronte della formazione, considerata da tutti i relatori l’unica vera chiave per superare la grave carenza di personale che affligge il settore, Lettich ha espresso una posizione netta e orientata alla concretezza. Il tema della preparazione resta centrale, ma la rotta da seguire deve prevedere una più stretta integrazione tra l’istruzione teorica fornita dalle scuole e la preparazione pratica sul campo. I percorsi formativi devono evolvere rapidamente per stare al passo con le tecnologie e i combustibili del futuro, ma senza trasformarsi in una trafila infinita e penalizzante per i lavoratori. L’intervento di Lettich al convegno di Procida ha voluto ricordare all’intera platea dello shipping italiano che, dietro i grandi numeri dei traffici globali e i progetti di transizione ecologica, l’elemento umano resta il fattore insostituibile dello sviluppo. Qualsiasi riforma tecnologica o normativa potrà avere successo solo se saprà mettre al centro la crescita professionale, la tutela dei diritti e la reale operatività quotidiana delle donne e degli uomini che compongono gli equipaggi della flotta nazionale.