• 19 Maggio 2026 02:57

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Portualità italiana tra frammentazione e incertezza normativa

Il monito di Tomaso Cognolato sulla necessità di regole uniformi e una governance condivisa per il rilancio del sistema mare.

I terminal portuali rappresentano il cuore pulsante dell’economia nazionale, agendo come l’anello di congiunzione vitale tra il trasporto marittimo e la logistica di terra. In occasione dell’evento “Genova e Liguria: Capitali del Mare 2026”, Tomaso Cognolato, Presidente di Assiterminal e referente dei porti nel Gruppo Tecnico Economia del mare di Confindustria, ha tracciato un’analisi netta dello stato del settore, individuando nella frammentazione normativa e nell’incertezza della governance i principali ostacoli alla crescita. Secondo Cognolato, garantire il passaggio fluido delle merci e dei passeggeri non è solo una questione operativa, ma una condizione necessaria per la sopravvivenza stessa del sistema economico italiano.

Il primo nodo critico sollevato riguarda l’eccessiva frammentazione regolatoria. Nonostante l’Italia conti 16 Autorità di Sistema Portuale per 58 scali, la realtà descritta è quella di un mosaico di 58 modelli differenti, dove le norme vengono spesso interpretate localmente anziché essere applicate in modo uniforme. Questa eterogeneità, secondo il Presidente di Assiterminal, rallenta i processi e mina l’efficienza complessiva. L’appello è dunque rivolto verso una semplificazione che introduca regole chiare, stabili e non interpretabili, pur nel rispetto delle specificità operative dei singoli scali.

Sul fronte della governance, Cognolato ha espresso preoccupazione per l’iter della riforma portuale. Nonostante la centralità della risorsa mare ribadita dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e dal Ministro, Nello Musumeci, il percorso di riforma sembrerebbe soffrire di una mancanza di coinvolgimento diretto degli attori del settore. Il blocco del provvedimento presso la Ragioneria dello Stato starebbe generando una fase di incertezza che rischia di paralizzare le iniziative delle singole Autorità di Sistema Portuale. La richiesta di Confindustria è quindi l’apertura di un tavolo di confronto strutturato che permetta una regia centrale forte e una gestione realmente partecipata.

Infine, l’intervento ha toccato il tema delicato della formazione e della tutela del lavoro. Il sistema portuale italiano si è storicamente retto sulla stabilità del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), oggi messo a rischio da orientamenti della giurisprudenza europea. Secondo Cognolato, l’estensione di tali principi al contesto portuale potrebbe generare un impatto economico da centinaia di milioni di euro, minando la certezza del diritto e la capacità delle imprese di programmare investimenti. Senza una posizione unitaria tra Governo e sindacati a difesa del contratto collettivo, l’intero comparto rischia di scivolare in una “zona grigia” pericolosa per la competitività del Paese.