• 11 Giugno 2026 00:21

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La terra di nessuno all’ombra delle grandi navi da crociera che sbarcano migliaia di turisti nel caos

DiCatello Scotto Pagliara

Mag 28, 2026

Tra letti di fortuna e abusivismo dilagante la gestione della viabilità a terra costringe il presidente dell’AdSP a un intervento immediato.

Napoli – Le lacune della viabilità terrestre all’interno del Porto di Napoli riaccendono i riflettori sulle criticità strutturali dello scalo: la gestione dei flussi tra passeggeri e mezzi pesanti richiede interventi immediati per eliminare le insidie del suolo demaniale e separare le diverse modalità di transito. Un recente sopralluogo sul campo ha rivelato uno scenario paradossale, dove scene di profondo degrado urbano si intrecciano a gravi disfunzioni logistiche. All’interno dell’area portuale si registra ormai di tutto: dalla presenza di persone con evidenti problemi psichiatrici che si muovono senza controllo tra i moli, fino a situazioni limite come l’allestimento di veri e propri giacigli di fortuna, inclusi letti matrimoniali, utilizzati per stazionare abusivamente nei piazzali.

A fronte di questa evidente carenza di filtri, si riscontra un irrigidimento burocratico nei confronti di chi nel porto ci lavora quotidianamente. Molti operatori del settore vengono infatti respinti ai varchi perché privi di pass, evidenziando una condotta da parte di alcuni addetti alla security che solleva forti perplessità, oscillando tra un rigore formale e un’elasticità di convenienza che penalizza le imprese locali.

Napoli si riscopre così una realtà a doppia anima. Se da un lato il porto si attesta all’avanguardia per i severi controlli antiterrorismo e la protezione navale, finendo sotto la lente di approvazione della Commissione Europea, dall’altro si mostra fragile sul fronte della più elementare incolumità fisica dei passeggeri e dei lavoratori a terra. In questo gigante che movimenta milioni di utenti all’anno, la gestione della “security” viaggia a livelli di eccellenza cartacea, mentre la “safety” terrestre – intesa come sicurezza stradale, segnaletica e infortunistica – mostra crepe vistose. Le indicazioni stradali risultano carenti o del tutto inesistenti, e i percorsi pedonali protetti per raggiungere in sicurezza gli imbarchi delle isole minori appaiono del tutto inadeguati.

Il nodo centrale della questione risiede nella promiscuità dei flussi, una convivenza forzata tra il turismo di massa e le attività industriali che trasforma le aree comprese tra la Stazione Marittima del Molo Angioino, Calata Piliero e i varchi doganali in un labirinto ad alto rischio. Una volta superate le recinzioni del terminal gestito da Terminal Napoli S.p.A., i crocieristi si ritrovano a camminare su strade demaniali percorse da tir diretti agli imbarchi commerciali, navette e pesanti carrelli elevatori. In queste zone di cerniera la segnaletica orizzontale e le barriere fisiche si diradano, costringendo spesso i turisti a invadere le corsie di marcia dei mezzi pesanti.

Proprio nell’area della Stazione Marittima regna il caos più assoluto. Appena sbarcati, i crocieristi vengono letteralmente braccati da venditori abusivi di tour e da tassisti che, ignorando le regole della civile convivenza, urlano tra di loro per accaparrarsi i clienti, offrendo uno spettacolo indecoroso che lede l’immagine della città. In questo contesto di anarchia spicca la totale e preoccupante assenza di organi di controllo o di forze dell’ordine preposte a monitorare e sanzionare tali comportamenti.

La situazione si complica ulteriormente nei giorni da “bollino nero”, quando lo sbarco contemporaneo di più mega-navi riversa sui piazzali oltre quindicimila passeggeri. In questi momenti i varchi doganali si trasformano in imbuti: la mancanza di adeguate aree di attesa protette spinge la folla ad accalcarsi nei pressi dei varchi stradali, a stretto contatto con il flusso caotico di taxi e bus turistici in manovra in spazi estremamente ridotti.

La vulnerabilità tocca il suo picco nell’interfaccia tra il porto e la città, una terra di nessuno dove il suolo demaniale sfuma in quello comunale. Tra i cantieri per il restyling dei moli al Molo Beverello e i percorsi tortuosi per raggiungere gli aliscafi, i crocieristi sono costretti a superare vere e proprie barriere urbane, esposti alla pressione dei procacciatori di tour prima di dover affrontare il caotico attraversamento di via Acton, storico punto nero per i pedoni a causa della velocità del traffico cittadino.

Consapevole di queste lacune, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale tenta da tempo di correre ai ripari attraverso piani di mobilità integrata. L’obiettivo resta quello di separare definitivamente le rotte dei passeggeri da quelle delle merci, ma a terra la sfida per garantire l’ordine pubblico e un transito sicuro resta ancora aperta, intrappolata tra le esigenze di un porto commerciale e le tutele minime dovute a una città turistica globale.

La banalità della negligenza. Questa immagine cattura una scena emblematica dell’urbanesimo moderno: un addetto alla sicurezza, investito della responsabilità di assistere i passeggeri, si rifugia all’ombra, isolato nel suo mondo digitale. Mentre una folla di turisti si scontra con il caos e il disorientamento sotto il sole cocente, il telefono diventa un’armatura che scherma l’uomo dalla realtà e dal suo dovere. La foto è una potente metafora della crescente indifferenza burocratica e della disconnessione tra servizio pubblico e bisogni dei cittadini, in un mondo in cui la tecnologia spesso finisce per separare anziché unire.
L’incanto della crociera si scontra con il caos del primo sbarco. Centinaia di passeggeri riversati contemporaneamente in strada, flussi di pedoni che si incrociano senza una chiara segnaletica e la difficile gestione degli spazi cittadini vicini ai terminal. Viaggiare è meraviglioso, ma l’accoglienza pedonale nelle grandi città portuali resta una delle sfide urbanistiche più complesse da gestire.
Una strada trafficata a ridosso del porto, il flusso frenetico di chi viaggia e, nel mezzo, un uomo visibilmente confuso che si muove tra le auto. Nell’indifferenza generale, nessuno interviene, nessuno si ferma, lasciando che la vulnerabilità psichica e l’abbandono sociale rischino di trasformarsi, da un momento all’altro, in tragedia. La sicurezza urbana non è solo controllo, è prima di tutto cura e prevenzione di chi è rimasto indietro.
Il biglietto da visita che non vorremmo vedere. 
Il porto di Napoli, cartolina per migliaia di turisti che sbarcano ogni giorno, si trasforma nel palcoscenico di un paradosso sociale. A pochi passi dai moli, un senzatetto ha allestito un vero e proprio “spazio di fortuna” con materassi e coperte accumulate, in totale spregio delle più elementari norme igienico-sanitarie. Sotto gli occhi attoniti dei visitatori, la miseria estrema si scontra con il flusso del turismo, evidenziando un problema di decoro, sicurezza e assistenza che non può più essere ignorato.