• 13 Aprile 2026 19:26

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Porti italiani nella morsa delle crisi mediorientali, Assiterminal lancia l’allarme su costi e traffici

L’allarme dei terminalisti sui blocchi in Medio Oriente e Mar Rosso: impennata dei costi energetici, rallentamento dell’export nell’Adriatico e rischio inflazione per i consumatori.

Milano – Lo scenario attuale per la portualità nazionale è definito come difficile e preoccupante, sebbene non ancora classificabile come devastante. Tuttavia, il monitoraggio resta costante e l’attenzione è ai massimi livelli. Assiterminal, l’associazione che riunisce i terminalisti e le imprese portuali in tutti gli scali italiani, osserva con estrema cautela l’evolversi della crisi in Medio Oriente. L’escalation del conflitto ha innescato una reazione a catena che va dal blocco dei transiti marittimi nello stretto di Hormuz alla nuova, pesante contrazione dei passaggi nel Mar Rosso.

A generare i timori più profondi tra gli operatori è l’incertezza sul breve e medio periodo: l’interrogativo su cosa accadrà nelle prossime settimane, qualora le ostilità non dovessero cessare, pesa sulla programmazione logistica. Il Direttore di Assiterminal, Alessandro Ferrari, delinea un quadro complesso: «Non è una situazione facile da inquadrare al momento. Per ora i primi effetti tangibili riguardano l’impennata del costo del carburante e dell’energia elettrica, voci che si ripercuotono inevitabilmente sui costi operativi delle imprese».

Se sui costi l’effetto è immediato, sul fronte dei volumi di traffico la valutazione è più articolata. L’Adriatico, in particolare, sta già registrando i primi segnali di frenata, specialmente sul versante dell’export. Settori chiave come la metallurgia, la ceramica, i prodotti lavorati e i derivati dei cereali stanno incontrando crescenti ostacoli nella spedizione delle merci verso i mercati orientali. Scali come Ravenna, Ancona, Venezia e, in parte, Trieste iniziano a percepire una contrazione che colpisce entrambi i fronti: l’import di materie prime, vitali per l’indotto industriale, e le esportazioni di prodotti finiti.

Rispetto alle stime di sole due settimane fa, i tempi del trasporto marittimo hanno subito un brusco rallentamento. Con il Mar Rosso nuovamente paralizzato, la logistica marittima mondiale sta subendo una riorganizzazione forzata che premia i porti più vicini a Gibilterra, diventati più appetibili ora che le navi hanno ripreso a circumnavigare l’Africa. Tale dinamica rischia di penalizzare i porti italiani a vocazione internazionale situati più lontano dall’accesso occidentale del Mediterraneo. Anche il Tirreno ne risente, seppur in misura minore grazie alla sua proiezione commerciale verso le Americhe. Qui le criticità riguardano soprattutto il settore dei container, con lo spostamento di quote di transhipment verso scali spagnoli e marocchini.

Il prolungarsi della crisi potrebbe avere effetti pesanti non solo per gli addetti ai lavori, ma per l’intera economia reale. Ferrari avverte: «L’effetto sui costi finirà per colpire le tasche di tutti i cittadini attraverso una ripresa del fenomeno inflattivo, con conseguente contrazione dei consumi». Preoccupazioni emergono anche per il comparto delle crociere, che registra un rallentamento nelle prenotazioni provenienti dagli Stati Uniti, un fenomeno già visto in passato in concomitanza con tensioni belliche nel Mediterraneo. Parallelamente, il settore dei traghetti deve fare i conti con un mix esplosivo: l’aumento del costo del bunker e l’impatto dei costi ETS. Su questo fronte, Assiterminal appoggia le mosse di Governo e Confindustria verso Bruxelles per ottenere una sospensione della misura europea.

Nonostante il clima di incertezza, il dato che Assiterminal intende valorizzare è la capacità di adattamento del comparto logistico. I player del trasporto stanno ridisegnando le rotte, trovando soluzioni alternative (anche attraverso strada e ferrovia) per garantire che la merce giunga a destinazione. Anche i terminal stanno ottimizzando la loro capacità operativa per rispondere alla “schizofrenia” dei mercati. «Quando chiediamo semplificazione nei processi decisionali alla pubblica amministrazione», conclude Ferrari, «lo facciamo perché serve una Governance capace di accompagnare i cambiamenti insieme a chi li subisce per dinamiche geopolitiche ormai divenute normalità».