Oltre la metà delle navi da crociera è già pronta al collegamento elettrico in banchina ma il settore chiede regole chiare e tariffe sostenibili per spegnere i motori in porto
Roma – La transizione ecologica del settore marittimo italiano accelera il passo, spinta da una sinergia tra investimenti pubblici e l’impegno anticipato delle compagnie da crociera. Attualmente, oltre la metà della flotta globale (166 navi, pari al 58%) è già predisposta per spegnere i motori e collegarsi alla rete elettrica di terra durante l’ormeggio, una quota destinata a superare il 75% entro il 2028 con 239 unità. Se a livello europeo l’allaccio elettrico è già operativo in 51 scali per complessivi 309 MW, l’Italia si prepara a un vero e proprio salto di qualità: grazie a 800 milioni di euro di fondi europei tra PNRR e PNC, entro la fine del 2027 il Paese conterà 52 allacci per un totale di 700 MW complessivi tra crociere e traghetti.
Il punto sullo stato dell’arte e sulle sfide future è stato fatto questa mattina a Roma nel corso di un incontro organizzato da CLIA (Cruise Lines International Association). Dal dibattito è emerso chiaramente come, per valorizzare appieno questa opportunità di decarbonizzazione, sia fondamentale affrontare in modo coordinato alcuni nodi strategici. Accanto allo sviluppo infrastrutturale, serve infatti una chiara definizione di ruoli, responsabilità e soggetti gestori, oltre a criteri operativi condivisi e modelli di gara omogenei. Diventa inoltre prioritario stabilire criteri di accesso alle connessioni nei porti in cui i punti di allaccio sono inferiori al numero di navi in sosta, garantendo al contempo un quadro tariffario sostenibile e competitivo rispetto all’autoproduzione a bordo.
All’incontro hanno preso parte i principali protagonisti della filiera, tra cui il Partner di McKinsey & Company e Responsabile Blue Economy per il Med Office, Filippo Gozzi, e i rappresentanti delle istituzioni e delle compagnie, che hanno delineato le tappe di questo percorso.
Il Direttore generale per i Porti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Donato Liguori, ha sottolineato l’anticipo dei tempi rispetto alla scadenza europea del 2030: “L’Italia sta accelerando sulla transizione energetica nei porti con 52 interventi già finanziati e oltre 740 MW di potenza installata. Accanto agli investimenti, il MIT si è fortemente impegnato nella definizione di linee guida nazionali condivise, frutto di un lavoro sinergico con gli stakeholder. Presto la grande maggioranza dei porti sarà in grado di collegare le navi ai propri impianti di cold ironing, con 28 impianti dedicati alle navi da crociera ed ai Supply Vessel”.
Un plauso alla collaborazione istituzionale è arrivato da Francesco Galietti, Direttore di CLIA Italia, che ha dichiarato: “Le compagnie da crociera sono all’avanguardia dell’innovazione e della sostenibilità, ma non possono agire da sole. Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto con il Ministero, che ha impresso una notevole accelerazione sia alla realizzazione degli impianti OPS sia alla definizione dei criteri e delle regole. Ci sono numerosi progetti in rampa di lancio che possono portare l’Italia a diventare tra i Paesi più virtuosi d’Europa”.
Il settore armatoriale, dal canto suo, sta già mettendo in campo investimenti massicci. Michele Francioni, Senior Vice President e Responsabile della Transizione Energetica di MSC Cruises, ha evidenziato i dati concreti del gruppo: “Abbiamo acquisito una notevole esperienza nell’utilizzo del cold ironing con 217 connessioni nel corso del 2025, che aumenteranno a circa 450 nel 2026, confermando l’impegno ad anticipare gli obblighi normativi del 2030. Occorre tuttavia che si creino meccanismi di incentivazione per massimizzarne l’utilizzo, garantendo costi sostenibili per gli operatori”.
Sulla stessa linea d’onda anche Roberto Ferrarini, Vicepresidente Port & Terminal di Costa Crociere, che ha concluso: “Lo shore power rappresenta una grande opportunità per generare benefici concreti per i territori. Costa Crociere è attivamente impegnata nello sviluppo di questa tecnologia, con una flotta sempre più predisposta alla connessione. Un’evoluzione più rapida delle infrastrutture portuali, insieme a condizioni di accesso economicamente sostenibili e a linee guida chiare, può valorizzare gli investimenti già realizzati dall’industria e sostenere lo sviluppo sostenibile dei porti italiani”.
