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Pompei, nasce il memoriale dei calchi: la tragedia del 79 d.C. raccontata per la prima volta in un allestimento permanente

DiAlessandro Cerri

Mar 12, 2026

Alla Palestra Grande un percorso museale riunisce 22 calchi delle vittime e reperti organici straordinariamente conservati. Il ministro Giuli: «Una galleria del dolore raccontata con rigore scientifico e rispetto».

Per la prima volta un allestimento permanente racconta l’origine, la storia e la tecnica dei celebri calchi di Pompei Archaeological Park, restituendo al pubblico uno dei capitoli più drammatici della storia antica. Il nuovo percorso espositivo, visitabile dal 12 marzo 2026 alla Palestra Grande degli scavi, propone una narrazione completa della catastrofe che nel 79 d.C. distrusse la città vesuviana durante l’eruzione del Mount Vesuvius.

Un vero e proprio memoriale che racconta la fine di Pompei e delle migliaia di persone colpite dalla tragedia, attraverso un allestimento museale permanente che ricostruisce, momento dopo momento, l’eruzione e le sue conseguenze. Il percorso espone 22 calchi di vittime – selezionati tra i più leggibili e meglio conservati – insieme a una straordinaria selezione di reperti organici, testimonianze dirette della vita quotidiana dell’antica città.

«Mi ha colpito l’allestimento fatto con grandissimo rigore scientifico, la capacità di restituire la cruda verità dell’eruzione di Pompei e l’espressività dei calchi», ha dichiarato il ministro della Cultura Alessandro Giuli. «Allo stesso tempo emerge un atteggiamento rispettoso nei confronti delle vittime, attraverso una galleria del dolore che restituisce la verità come in un sacrario contemporaneo. È una mostra coraggiosa, perché la rappresentazione della morte non è facile, soprattutto quando si espongono i corpi di uomini, donne e bambini travolti da cenere, lapilli e lava».

Il progetto nasce da un dialogo tra ricerca scientifica e linguaggio museale, con l’obiettivo di restituire dignità alle vittime e raccontarne la storia con rigore e sensibilità. Un racconto che riporta alla memoria le parole dello scrittore ottocentesco Luigi Settembrini, che descriveva i calchi come «il dolore della morte che riacquista corpo e figura», e quelle di Primo Levi, che nella poesia La bambina di Pompei parlava di «agonia senza fine, terribile testimonianza».

I 22 calchi esposti provengono da diversi contesti della città antica: dalle domus delle aree interne fino alle porte e alle strade lungo le quali gli abitanti tentarono invano di fuggire. L’esposizione riunisce per la prima volta un numero così ampio di testimonianze. Dall’Ottocento a Pompei è stato possibile realizzare circa un centinaio di calchi, mentre altri restano visibili nei luoghi originali del loro ritrovamento.

La tecnica dei calchi nacque nel 1863 grazie all’archeologo Giuseppe Fiorelli. Durante gli scavi si scoprì che i corpi delle vittime, decomposti nel tempo, avevano lasciato cavità nella cenere indurita. Versando gesso liquido all’interno di questi vuoti, Fiorelli riuscì a restituire la forma originaria delle persone morte durante l’eruzione, spesso con le ossa ancora conservate all’interno.

Il nuovo allestimento si sviluppa nei portici nord e sud della Palestra Grande, l’edificio quadrato situato di fronte all’Anfiteatro che in epoca romana era destinato alla formazione dei cittadini.

Nel braccio sud trova spazio la sezione dedicata alla vulcanologia e al racconto dell’eruzione del 79 d.C., illustrata anche attraverso un video che ricostruisce la dinamica dell’evento e una colonna alta quattro metri composta da cenere e lapilli, il materiale che seppellì la città. Seguono le sezioni dedicate agli animali e alle piante, con una collezione di reperti organici straordinariamente conservati che testimoniano il rapporto tra gli abitanti e le risorse naturali.

Il braccio nord ospita invece la parte più intensa del percorso: la grande sezione dedicata ai resti umani. Qui i visitatori incontrano i calchi delle vittime dell’eruzione, presentati con un allestimento essenziale che riduce al minimo elementi decorativi e colori, privilegiando testi lineari, fotografie d’archivio e contenuti multimediali che documentano gli scavi e i restauri.

Per la delicatezza del tema, l’area dedicata alle vittime non è immediatamente visibile: elementi divisori segnalano l’ingresso nella sezione, lasciando al visitatore la possibilità di scegliere se proseguire nella visita.

«È probabilmente la più grande sfida museologica che abbiamo affrontato», ha spiegato il direttore generale del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel. «I calchi non sono reperti né opere d’arte. Sono qualcosa che ci riguarda da vicino: bambini, donne e uomini morti nel 79 d.C. nei quali possiamo riconoscere la nostra fragilità e la nostra umanità. Da questo incontro può nascere un messaggio profondo: la vita è precaria, preziosa, e proprio per questo è bella».

Particolare attenzione è stata dedicata all’accessibilità del percorso. L’allestimento include contenuti audio, video nella lingua dei segni italiana (LIS) e internazionale (ISL), strumenti di comunicazione aumentata alternativa e due sezioni tattili con modellini tridimensionali dei reperti, accompagnati da testi in braille.

Grazie a un sistema espositivo flessibile, il percorso può essere visitato in entrambe le direzioni, adattandosi ai flussi di visitatori dell’area archeologica. Attraverso testi, video e approfondimenti multimediali, il nuovo memoriale intende restituire ai calchi il loro significato più autentico: non semplici reperti archeologici, ma testimonianze straordinarie della storia di Pompei e della vita – improvvisamente interrotta – dei suoi abitanti.

Di Alessandro Cerri

Alessandro Cerri (classe 1963, foggiano di nascita) è un giornalista specializzato nel settore marittimo e portuale. Il suo profilo si distingue per una formazione accademica eccezionalmente multidisciplinare: oltre alla laurea in Scienze dell'Amministrazione, ha conseguito la laurea in Conservazione dei Beni Culturali con specializzazione in Archeologia Subacquea, arricchendo ulteriormente il suo percorso con le lauree magistrali in Lettere Moderne e in Giurisprudenza. Questa combinazione di competenze gli permette di analizzare il mondo del mare sotto il profilo tecnico, legale e culturale.