• 11 Giugno 2026 00:11

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Dietro la nostalgia e i codici, il no al porto di Cassano specchio di una politica senza visione

DiCatello Scotto Pagliara

Mag 18, 2026

Il diniego dell’Amministrazione comunale al progetto della Società Navigazione Libera del Golfo blocca un investimento da quarantacinque milioni di euro e accende il dibattito sul futuro economico della Penisola Sorrentina

Il recente pronunciamento dell’Amministrazione comunale sul progetto di riqualificazione del Borgo Marina di Cassano merita una riflessione approfondita che vada oltre la retorica dei ricordi d’infanzia e i tecnicismi burocratici. Aprire una nota ufficiale rievocando una vecchia foto su una sedia di legno rosso e verde alla spiaggia di Piano è un espediente poetico encomiabile per raccogliere consenso emotivo, ma la gestione del territorio e lo sviluppo economico della Penisola Sorrentina non possono essere governati con l’amarcord.

La prima macroscopica contraddizione emerge laddove l’Amministrazione dichiara di aver “riconosciuto la visione strategica imprenditoriale” e “apprezzato il legame con la terra” della Società Navigazione Libera del Golfo, per poi liquidare l’intera operazione come una “privatizzazione strisciante ed inesorabile”. Se un progetto di finanza di progetto (project financing) da ben 45 milioni di euro possiede una valenza strategica, il dovere di una politica lungimirante non è esercitare un diniego preventivo, bensì governare quella proposta, negoziando paletti stringenti a tutela dell’interesse pubblico.

Arroccarsi dietro l’”ampia discrezionalità” della fase pre-procedimentale per bloccare l’iter prima ancora che arrivi al vaglio del Consiglio Comunale significa, di fatto, sottrarre il dibattito alla massima assise democratica e alla cittadinanza. Si preferisce cassare l’investimento nelle stanze blindate della giunta piuttosto che aprire una procedura comparativa pubblica, trasparente e aperta ad altre manifestazioni di interesse, come previsto dallo stesso Codice dei Contratti.

Anche la difesa d’ufficio delle tariffe sociali del Katarì o della spiaggia pubblica, pur condivisibile nelle intenzioni, svela una visione a corto raggio. L’Amministrazione riconosce le “numerose criticità” strutturali, di mobilità e infrastrutturali del borgo, ma non spiega con quali risorse pubbliche intenda risolverle, visto che i bilanci comunali non dispongono certo di 45 milioni di euro per ammodernare la marina. Dire di “no” a un investitore privato per mantenere lo status quo non è fare il bene della collettività; è condannare il Borgo di Cassano all’immobilismo. Una mediazione efficiente avrebbe potuto garantire sia la modernizzazione del porto turistico sia ampie quote di arenile totalmente gratuite e tariffe agevolate per i residenti all’interno della nuova struttura.

La dichiarazione finale, secondo cui il “limite di sfruttamento della nostra Penisola è stato ormai raggiunto”, suona come una formale resa istituzionale. Liquidare la trasformazione della marina come un rischio di “stravolgimento dell’identità” significa confondere la tutela dell’identità con la museificazione del declino. La Penisola Sorrentina è una terra viva che ha bisogno di infrastrutture moderne, servizi d’eccellenza e lavoro. Se la politica abdica al suo ruolo di programmazione, limitandosi a fare da “filtro” burocratico e a dichiarare il territorio “saturo”, firma la sua stessa dichiarazione di impotenza. Rimpiangere la spiaggia pubblica “come una volta” non risolverà i problemi di domani.