Taranto – Il Giudice dell’udienza preliminare Pompeo Carriere, del Tribunale di Taranto, ha emesso sentenza di “Non luogo a procedere, perché il fatto non sussiste”, nei confronti del co-amministratore di R.C.M. Costruzioni, Eugenio Rainone, e per altri due imprenditori, per il quale il Pubblico Ministero aveva chiesto il rinvio a giudizio, dopo le indagini sul maxi appalto per i «lavori di rettifica, allargamento ed adeguamento strutturale della banchina di Levante del Molo San Cataldo e della calata 1 del Porto di Taranto» bandito dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio. La decisione accoglie la tesi dei difensori, disattendendo in toto quella accusatoria, sostenuta dal Pubblico Ministero dimostrando come, in sede amministrativa, sia il Tar Puglia che il Consiglio di Stato avessero certificato la regolarità della procedura e, quindi, la totale estraneità degli accusati rispetto ai fatti narrati dal denunciante.
“Il tentativo di un aspirante concorrente di screditare la credibilità e la affidabilità della R.C.M.Costruzioni, attraverso infondate accuse verso la mia persona, solamente perché “colpevole” di aver documentato, attraverso atti acquisiti legittimamente, con regolari procedure di accesso agli atti, il loro maldestro tentativo di turbare il regolare svolgimento della procedura di gara, fornendo alla stazione appaltante informazioni fuorvianti suscettibili di influenzare le decisioni sulla loro esclusione accertata dai giudici amministrativi, si è scontrato con la fiducia che ho riposto fin dall’inizio nell’operato della magistratura giudicante che ieri ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste – dice Eugenio Rainone – Ringrazio i miei legali, Professor Alessandro Diddi ed Avvocato Nicola Marseglia e la mia cara amica, l’Avvocato Daniela Petrone, in difesa della società, che mi hanno assistito certi della legittimità del mio operato e della infondatezza in punto di diritto del capo di imputazione ascrittomi. Ho atteso fiducioso l’esito del giudizio ora mi attiverò per avviare azione risarcitoria in ogni sede nei confronti di tutti coloro che hanno contribuito a delineare artatamente una inesistente notizia di reato al solo fine di eliminare un concorrente “scomodo”.
“Espimo massima soddisfazione perché è stata scritta una importante pagina di giustizia, facendo chiarezza nei confronti di chi pensa di dare libero esercizio all’attività economica, strumentalizzando i processi penali – aggiunge il Professor Alessandro Diddi, del team legale – Ancora una volta la Magistratura ha saputo evitare di farsi trascinare in questi pericolosi meccanismi”.
L’inchiesta, condotta dai Carabinieri, riguardava una presunta turbativa d’asta per la gara d’appalto da 22 milioni di euro nel porto della città dei due mari. Secondo gli inquirenti gli accusati (Eugenio Rainone, 49enne quale co-amministratore della società “R.C.M. Costruzioni srl” aggiudicataria della gara, il 73enne Claudio Paccanaro ex amministratore unico del “Consorzio Stabile Alveare Network” e Vincenzo Cintura, 52enne palermitano dipendente del consorzio) si sarebbero adoperati «con mezzi fraudolenti per turbare la regolarità della procedura ad evidenza pubblica diaffidamento dei lavori» e «con intese e collusioni» avrebbero indotto alcune società appartenenti al Consorzio Stabile Alveare Network a negare il proprio consenso affinché la società concorrente «Doronzo Infrastrutture» potesse utilizzare il proprio volume di affari grazie all’istituto del cosiddetto «avvalimento». L’indagine dei militari, coordinata all’epoca dal pm Maria Grazia Anastasia, nasceva proprio da un esposto della Doronzo srl che, dopo essersi classificata prima, era stata esclusa dall’Autorità Portuale sulla base di una serie di documenti prodotti, secondo l’accusa, dalla R.C.M.Costruzioni. Sempre secondo l’accusa, la Doronzo srl, aveva indicato il consorzio come una sorta di partner per raggiungere quei requisiti richiesti dal bando e che da sola la società non avrebbe potuto raggiungere. Non ci sarà, quindi, processo per Eugenio Rainone perché il caso, alla luce della decisione assunta dal Giudice della udienza preliminare con la formula assolutoria più ampia, deve ritenersi chiuso.
“Una decisione importante che conferma la correttezza dell’azienda salernitana che ha completato con celerità l’opera, inaugurandola a fine 2021. All’epoca l’Autorità di Sistema Portuale scrisse che “il completamento dei lavori della banchina di levante del Molo San Cataldo, oltre ad ammodernare la parte più storica del porto di Taranto, rappresenta un’ulteriore opportunità di valorizzazione della infrastruttura ai fini turistici, contribuendo alla affermazione della città – Porto di Taranto come destinazione crocieristica nel Mediterraneo”. Parole di apprezzamento, per l’operato di R.C.M.Costruzioni furono espresse, allora anche dalla viceministra alle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Teresa Bellanova che, prendendo parte al taglio del nastro, aveva indicato l’azienda della famiglia Rainone come un esempio di azienda “che rispetta i tempi e che, addirittura, conclude i lavori in anticipo”, cose “che dovrebbero essere la normalità”. Una linea condivisa dall’allora presidente dell’Autorità di sistema portuale, Avvocato Sergio Prete, soddisfatto del rapporto avviato da tempo con R.C.M.Costruzioni. “Voglio ringraziare la ditta – disse quattro anni fa – che come in altre occasioni ha ultimato i lavori in anticipo consentendo una gestione del contratto molto serena che ha consentito di ottenere questi risultati”.
