• 12 Settembre 2026 16:01

Seareporter.it

Quotidiano specializzato in politica dei trasporti marittimi

L’oscuro rilancio dei Cantieri Vittoria tra ombre della DDA e mitragliatrici dimenticate nel porto franco di Adria

L’inchiesta di Report svela i retroscena di un salvataggio industriale sospetto dove i capitali opachi e il fantasma delle infiltrazioni criminali minacciano di affondare il prestigio dello storico polo nautico veneto.

L’inchiesta di Report sul Cantiere Navale Vittoria trasforma quello che sembrava un canonico salvataggio industriale in un torbido scenario da “spy-story” padana, dove la nautica d’eccellenza si mescola a polvere da sparo e capitali dalla provenienza incerta. Ad Adria, il passaggio di mano dello storico fornitore dello Stato non è più solo una questione di bilanci e tute blu, ma un caso nazionale che costringe la Direzione Distrettuale Antimafia a fare luce su un intreccio inquietante tra geopolitica e finanza opaca.

Il punto di rottura della narrazione ufficiale è il grottesco rinvenimento di due mitragliatrici pesanti in un magazzino: ufficialmente un residuo di vecchie commesse per l’Oman, ma per la ricostruzione di Sigfrido Ranucci il sintomo di una gestione diventata, nel momento di massima fragilità, un pericoloso porto franco per traffici fuori controllo. Il sospetto sollevato è che dietro la facciata del rilancio produttivo si nasconda una realtà ben più oscura, dove le armi “dimenticate” rappresentano solo la punta di un iceberg fatto di segreti inconfessabili.

Al centro della critica giornalistica finisce l’operazione condotta dall’imprenditore Roberto Cavazzana nel 2025. L’inchiesta scava nelle pieghe di questo passaggio di proprietà, sollevando dubbi pesanti sulla tracciabilità dei milioni necessari per rilevare un’azienda in liquidazione e ipotizzando l’esistenza di “padrini” politici pronti a esercitare pressioni per favorire cordate amiche. Ancora più allarmante è il capitolo sulle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata, con la DDA che indaga su presunti legami tra colletti bianchi veneti e clan campani interessati alla gestione dei subappalti.

Il clima intorno alla vicenda si è fatto rovente, passando dalle telecamere alle minacce dirette, con il conduttore di Rai 3 che ha denunciato piani di ritorsione legati proprio alle scoperte fatte nel Polesine. Nonostante la nuova governance rispedisca al mittente le accuse parlando di “giornalismo a tesi” e rivendicando il salvataggio di centinaia di famiglie, le ombre sollevate non si diradano. Sebbene i motori delle motovedette siano tornati ad accendersi, il prestigio dei Cantieri Vittoria resta ancorato a un fondale di sospetti che rischia di trasformare un asset strategico nazionale in un caso giudiziario senza precedenti.