• 11 Giugno 2026 00:20

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La sfida logistica dell’Alto Adriatico, un hub multiportuale unico tra Italia e Balcani per agganciare i traffici dell’Est

Al Salone Nautico di Venezia istituzioni e manager a confronto sul paradosso del Nord Est, scali vicini ai mercati europei ma frenati da deficit strutturali e valichi ferroviari

Venezia – Le grandi infrastrutture di trasporto non rappresentano soltanto la spina dorsale della logistica, ma costituiscono il vero motore capace di plasmare il destino economico e la vocazione internazionale dei territori. Muovendo da questa premessa, l’Arsenale di Venezia ha ospitato, nel quadro del Salone Nautico, la conferenza “Porti, interporti e corridoi. Venezia e l’Alto Adriatico come porta dei traffici verso l’Est”. L’evento, nato dalla sinergia tra la Venice Sustainability Foundation (VSF), l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, il Comune di Venezia e VE.LA Spa, con il sostegno di Eni e Alilaguna, ha radunato i principali player della filiera logistica, portuale e aeroportuale per delineare le strategie di sviluppo del Nord Est. Al centro del dibattito è emerso il potenziale strategico del quadrante formato da Ravenna, Trieste e Venezia, insieme agli scali transfrontalieri di Koper e Rijeka. Questo arco rappresenta l’affaccio marittimo più vicino al baricentro dell’Europa economica, un valore che tuttavia risulta ancora ampiamente inespresso. A testimoniarlo è una netta asimmetria commerciale: il 69% delle imprese venete continua a prediligere il porto di Genova per le proprie esportazioni.

Questo fenomeno si inserisce in una generale perdita di competitività del sistema nazionale rispetto ai competitor del Nord Europa, che hanno saputo adeguare i propri fondali e le banchine al progressivo gigantismo navale delle portacontainer. I numeri emersi nel corso del convegno fotografano il divario: tra il 2021 e il 2025, a fronte di un incremento netto di 10,2 milione di TEU movimentati a livello continentale, ben il 56% della crescita si è concentrato nei poli di Olanda e Belgio, il 23% in Spagna e appena il 4,1% nell’intero arco dell’Alto Adriatico, inclusi i terminal sloveni e croati. Alle barriere fisiche si somma la debolezza delle interconnessioni terrestri rispetto allo spostamento verso oriente dei distretti produttivi europei. Il collo di bottiglia principale è rappresentato dai valichi ferroviari tra Italia e Slovenia, che assorbono appena il 5,2% dell’interscambio commerciale bilaterale, una quota marginale se confrontata con il 70,5% dei traffici italo-svizzeri e il 27,2% di quelli italo-austriaci.

Nonostante i ritardi della rete, le tensioni geopolitiche globali che stanno ridisegnando le rotte nel Mediterraneo – penalizzando il canale di Suez – impongono la ricerca di corridoi alternativi. Paolo Costa, Presidente del Comitato Scientifico di VSF, ha evidenziato come, tra le opzioni di attraversamento del Levante mediorientale, la via dell’Alto Adriatico garantisca un vantaggio di costo del 7-10% rispetto a Genova e del 12-16% rispetto a Marsiglia. Per sbloccare questa competitività, la soluzione indicata dagli esperti risiede nella creazione di un sistema multiportuale unitario che integri i cinque scali dell’area sotto un’unica governance, l’unica formula in grado di spingere i grandi carrier marittimi a risalire l’Adriatico. Un progetto da legare alla parallela riconversione delle aree portuali, a partire da Porto Marghera, in hub per l’energia rinnovabile e l’idrogeno verde.

Il Presidente della Venice Sustainability Foundation, Renato Brunetta, ha rimarcato come porti e corridoi siano strumenti essenziali di politica industriale, ambientale e di proiezione internazionale, definendo l’Alto Adriatico una frontiera avanzata dell’Europa verso l’Est. Sul fronte delle opere, Paolo Costa ha ricordato che per sbloccare l’efficienza ferroviaria con la Slovenia basterebbe realizzare sei chilometri di binari tra Trieste e Koper, connettendo i rispettivi flussi verso Divaccia e Tarvisio. Dal canto suo, l’autorità portuale guidata dal Direttore Generale Roberto Mantovanelli ha confermato la validità della strategia multimodale, annunciando investimenti superiori a 62 milioni di euro entro il 2026 per il potenziamento dei collegamenti stradali e ferroviari, oltre allo sviluppo della piattaforma Montesyndial e della Zona Logistica Semplificata (ZLS). A supportare la solidità del cluster veneziano sono i dati economici del 2025, che vedono Venezia e Porto Marghera contare su 1.442 imprese attive per un valore generato di 15 miliardi di euro. Nelle conclusioni della giornata, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il sindaco eletto Simone Venturini hanno ribadito il ruolo della città metropolitana quale snodo non solo marittimo ma anche digitale e tecnologico, valorizzando le competenze industriali di realtà come Fincantieri e Leonardo per fare di Porto Marghera un punto di riferimento nella sicurezza energetica e della logistica internazionale.