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L’arte rubata torna a casa: Nuoro riabbraccia la Dea Madre e l’Arciere nuragico

DiAlessandro Cerri

Apr 18, 2026

Dalle aste di New York al Museo Archeologico “Asproni”: si conclude l’odissea di due capolavori trafugati. Ma resta il giallo del contesto perduto.

C’è un filo invisibile che lega Manhattan alle creste granitiche della Barbagia. Un filo che per decenni è stato spezzato dal traffico illecito di reperti e che oggi, finalmente, viene riannodato. Questa mattina, il Museo Archeologico Nazionale di Nuoro ha celebrato il ritorno di due “esuli” d’eccezione: una rarissima statuina femminile neolitica e un bronzetto nuragico, recuperati negli Stati Uniti grazie a una complessa operazione internazionale.

I due reperti non viaggiavano soli. Facevano parte di un tesoro di 129 manufatti individuati dal District Attorney di New York e recuperati dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) dei Carabinieri. Sottratti illegalmente alla Sardegna, erano destinati al mercato delle aste internazionali, dove la storia viene battuta al miglior offerente. Dopo il rimpatrio in Italia, il Ministero della Cultura ha scelto Nuoro come “casa” definitiva: una decisione basata sulla coerenza delle collezioni esistenti e sulla volontà di restituire al territorio la propria memoria visiva.

Il pezzo forte è senza dubbio la statuina femminile. Alta 35 centimetri, risalente alla fine del Neolitico, appartiene alla tipologia cosiddetta «cruciforme a placca intera». Come sottolineato con emozione dal direttore del museo, Antonio Cosseddu, per dimensioni e stato di conservazione l’opera si colloca tra le più importanti del patrimonio sardo. Sebbene ricomposta, la figura è sostanzialmente completa: un evento raro per manufatti di tale antichità.

Accanto a lei, un frammentario ma orgoglioso arciere nuragico di 8 centimetri. Databile tra l’Età del Bronzo e quella del Ferro, il guerriero reca i segni distintivi di una stirpe di combattenti: l’arco sulla spalla e le lunghe trecce che cadono sul petto, dettagli che richiamano incredibilmente i celebri Giganti di Mont’e Prama, suggerendo una continuità stilistica e culturale che abbraccia l’intera isola.

Nonostante il clima di festa, l’archeologia piange una perdita irreparabile. Il passaggio dei reperti nelle mani dei trafficanti ha infatti cancellato il loro contesto originario. Il direttore Cosseddu non ha nascosto una certa tristezza: senza sapere dove e come questi oggetti fossero sepolti – se in un tempio, in una tomba o in un villaggio – abbiamo perso per sempre una parte fondamentale della loro narrazione. Restano oggetti bellissimi, ma “muti” sulla loro precisa funzione sociale e religiosa.

La consegna ufficiale, avvenuta per mano del luogotenente Mauro Lai del Nucleo TPC di Cagliari, ribadisce il ruolo fondamentale dei Carabinieri nella caccia ai “predatori dell’arte”. I due reperti, dopo essere stati protagonisti di una mostra temporanea di valorizzazione, sono stati inseriti nel percorso espositivo permanente del Museo Asproni. La Dea Madre è ora ammirabile nelle sale dedicate alle culture prenuragiche, mentre l’arciere ha trovato posto nella sezione della bronzistica nuragica.

I numeri dell’operazione parlano chiaro: 129 reperti totali restituiti dagli USA all’Italia, tra cui spicca la Dea Madre di 5.000 anni che, con i suoi 35 centimetri, segna un vero record per la sua categoria, diventando il simbolo di una Sardegna che non rinuncia a difendere le proprie radici.

Di Alessandro Cerri

Alessandro Cerri (classe 1963, foggiano di nascita) è un giornalista specializzato nel settore marittimo e portuale. Il suo profilo si distingue per una formazione accademica eccezionalmente multidisciplinare: oltre alla laurea in Scienze dell'Amministrazione, ha conseguito la laurea in Conservazione dei Beni Culturali con specializzazione in Archeologia Subacquea, arricchendo ulteriormente il suo percorso con le lauree magistrali in Lettere Moderne e in Giurisprudenza. Questa combinazione di competenze gli permette di analizzare il mondo del mare sotto il profilo tecnico, legale e culturale.