Al via i lavori al BAF di Manfredonia: un modello di economia circolare e occupazione locale nel quadro del Piano Porti nazionale.
Il rilancio del sistema portuale italiano passa per Manfredonia, dove Piloda Group, attraverso la sua divisione Building, ha dato il via a una fase operativa cruciale per la rifunzionalizzazione del Bacino ad Alti Fondali (BAF). L’intervento si inserisce nella cornice strategica del Piano Porti nazionale e introduce un’innovazione metodologica senza precedenti per il Paese: per la prima volta, i lavori di ristrutturazione del pontile avvengono senza interrompere le attività dello scalo. Grazie a una complessa organizzazione logistica, le operazioni procedono in contemporanea alla movimentazione delle merci, garantendo la piena operatività di un hub che si candida a diventare centrale nelle rotte energetiche e tecnologiche del Mediterraneo.
Il progetto nasce dalla sinergia tra Piloda e Nautilus, consolidatasi nella società consortile NA.VE. Scarl, un modello di integrazione che unisce l’eccellenza nelle costruzioni marittime alla capacità di gestire infrastrutture critiche, civili e militari. Sotto la guida dell’ingegner Massimo Paganelli, già figura chiave del MOSE di Venezia, il cantiere di Manfredonia diventa il simbolo di una nuova visione industriale che lega la grande infrastrutturazione alla cantieristica del Sud Italia. Un approccio che, come sottolineato dallo stesso Paganelli, interpreta le priorità nazionali investendo sui poli di Napoli e della Puglia, creando un circolo virtuoso tra strutture portuali e produzione di valore.
Dal punto di vista tecnico, l’opera affronta la sfida di un pontile offshore lungo 2,5 chilometri. Il piano prevede la sostituzione delle vecchie strutture in calcestruzzo deteriorato con impalcati metallici di ultima generazione. Questa scelta non solo riduce i costi di manutenzione futura, ma migliora sensibilmente la durabilità dell’opera. Il processo produttivo è un esempio di efficienza: i componenti vengono realizzati in centri specializzati e assemblati presso il Piloda Shipyard di Brindisi, per poi essere trasportati via mare a Manfredonia. Questo sistema “off-site” minimizza l’impatto ambientale sul territorio, riducendo le emissioni di CO2 e la congestione delle aree a terra.
Oltre all’eccellenza ingegneristica, l’intervento si distingue per la sua impronta “green” e sociale. Il materiale derivante dalle demolizioni viene interamente recuperato e reimmesso nel ciclo produttivo, evitando la dispersione di rifiuti. Sul fronte economico, il progetto ha una ricaduta immediata sul territorio: circa il 90% della manodopera impiegata è locale, con una previsione di coinvolgimento che, tra addetti diretti e indotto, raggiungerà le 200 unità. Con la conclusione dei lavori prevista per la metà del 2027, il Bacino ad Alti Fondali si prepara a diventare lo snodo logistico preferenziale per l’eolico pugliese, consolidando il ruolo della Puglia nella transizione energetica nazionale.









