L’International Reputation Institute richiama i media alla verifica delle fonti e alla tutela della reputazione: «Caputo totalmente estraneo, la reputazione è un’infrastruttura civile»
Roma – In seguito alla diffusione di notizie relative ai cosiddetti “Epstein files”, l’IRI – International Reputation Institute è intervenuto per chiarire la posizione di Nicola Caputo, il cui nome è stato impropriamente associato da alcuni canali social e testate giornalistiche a vicende prive di qualsiasi fondamento.
Caputo, già europarlamentare e oggi Consigliere del Ministro degli Affari Esteri per l’Export e l’Internazionalizzazione della Filiera Agroalimentare, oltre che ex assessore all’Agricoltura della Regione Campania, è una figura stimata per competenza e professionalità nel panorama politico nazionale.
L’IRI ha confermato che, contattato dal fondatore dell’Istituto Massimo Lucidi, Caputo ha ribadito la totale estraneità a qualsiasi collegamento con Jeffrey Epstein o con ambienti riconducibili alla vicenda. Lo stesso Caputo ha precisato pubblicamente sui propri canali ufficiali di non essere la persona citata nei documenti, di non aver mai avuto contatti con Epstein e di aver già avviato azioni legali a tutela della propria immagine, a seguito dell’uso improprio del suo nome e della sua fotografia.
L’International Reputation Institute sottolinea un principio essenziale: la presenza di un nome in archivi o documenti internazionali non costituisce prova di coinvolgimento personale. Nei casi ad alta esposizione mediatica, ricorda l’Istituto, l’esistenza di omonimie impone la massima prudenza e un’attenta verifica delle fonti prima di diffondere informazioni che possono danneggiare la reputazione di figure pubbliche.
«Nel tempo della comunicazione istantanea, la reputazione è un bene fragile quanto strategico», afferma l’IRI, invitando giornalisti e operatori dell’informazione a esercitare rigore, equilibrio e senso di responsabilità: verificare prima di amplificare, contestualizzare prima di interpretare, distinguere i fatti dalle ipotesi.
A conclusione, Massimo Lucidi, fondatore dell’Istituto, ha rimarcato:
“La reputazione non è un dettaglio accessorio della vita pubblica: è un’infrastruttura civile. Difenderla significa difendere la qualità della nostra democrazia in Italia e nel mondo.”
