Studio della Asian Development Bank: nella ricerca la quota femminile scende al 12%. Esperti: più formazione, role model e accesso ai finanziamenti per colmare il divario
L’intelligenza artificiale corre veloce e promette di trasformare economia e società nei prossimi anni, ma la rivoluzione tecnologica resta ancora in gran parte al maschile. A livello globale, infatti, solo tre professionisti su dieci che lavorano nel settore dell’IA sono donne. Il dato emerge da un recente studio della Asian Development Bank e riaccende il dibattito sul divario di genere nelle professioni tecnologiche.
Secondo le stime, il mercato globale dell’intelligenza artificiale potrebbe raggiungere un valore di 407 miliardi di dollari entro il 2027. Nonostante questa crescita, la presenza femminile continua a essere limitata. Un quadro confermato anche da UN Women, l’ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere, che segnala come le strategie nazionali sull’intelligenza artificiale raramente integrino una prospettiva di genere.
Il divario appare ancora più marcato se si guarda al mondo della ricerca. Secondo un’analisi pubblicata dal Financial Times, solo il 12% dei ricercatori impegnati nello sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale è donna. In altre parole, appena uno scienziato su dieci nel settore è di genere femminile.
Il fenomeno si inserisce in una tendenza più ampia che riguarda l’intero comparto tecnologico. I dati del World Economic Forum indicano che le donne rappresentano appena il 28,2% delle carriere nelle discipline STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – a livello mondiale.
Alla base della sottorappresentazione femminile ci sono diversi fattori: accesso limitato ai percorsi formativi tecnico-scientifici, stereotipi culturali ancora radicati e un ecosistema professionale che spesso riproduce bias, anche negli stessi algoritmi sviluppati.
«Anche l’OCSE ha evidenziato come sistemi di intelligenza artificiale sviluppati da team poco diversificati possano amplificare discriminazioni già esistenti», spiegano Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori della community Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice. «La scarsa presenza femminile non è quindi solo una questione di equità, ma anche di qualità e affidabilità delle tecnologie prodotte».
A pesare è anche la difficoltà di accesso ai finanziamenti e ai ruoli decisionali. Sempre secondo il Financial Times, le startup fondate da donne ricevono meno del 2% degli investimenti globali nel settore tecnologico, compreso quello dell’intelligenza artificiale. Uno squilibrio che riduce la possibilità di incidere sulle scelte strategiche e sullo sviluppo dei prodotti.
Il divario inizia già nei percorsi educativi. I dati di Eurostat mostrano che nell’Unione Europea le laureate in discipline ICT restano una minoranza rispetto agli uomini. A scoraggiare molte ragazze contribuiscono la mancanza di modelli femminili di riferimento, stereotipi di genere e un orientamento scolastico ancora poco inclusivo.
Per questo motivo la presenza di figure femminili di primo piano nel settore sarà uno degli elementi centrali della AI WEEK 2026, in programma il 19 e 20 maggio alla Fiera Milano Rho. L’evento, considerato tra i principali appuntamenti europei dedicati all’intelligenza artificiale, riunirà manager, imprenditori e innovatori da tutto il mondo.
Tra gli speaker annunciati figurano la ricercatrice Pascale Fung della Hong Kong University of Science and Technology, insieme ad altri esperti internazionali come Silvia Wang, Philippa Webb, Alex Mashrabov e Advait Sarkar.
Secondo gli esperti, colmare il gap di genere nell’intelligenza artificiale richiede una strategia articolata. Tra le azioni ritenute più efficaci figurano il potenziamento dell’educazione STEM fin dalla scuola primaria, l’integrazione della prospettiva di genere nelle politiche pubbliche sull’IA, un maggiore accesso ai finanziamenti per le startup guidate da donne e programmi di mentoring e networking professionale.
A queste si aggiungono iniziative di divulgazione per diffondere la conoscenza dell’intelligenza artificiale tra la popolazione, lo sviluppo di algoritmi più inclusivi attraverso controlli sui bias, la valorizzazione della leadership femminile nei ruoli decisionali e una maggiore trasparenza sui dati di genere nel settore tecnologico.
Solo attraverso un approccio sistemico, sottolineano gli analisti, sarà possibile garantire che la rivoluzione dell’intelligenza artificiale diventi davvero un’opportunità condivisa e inclusiva.
