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Il Ritorno al “Mare Clausum”? La Sfida di Hormuz alla Dottrina di Ugo Grozio

DiMario Esposito

Apr 9, 2026

L’attacco iraniano al Mare Liberum: il precedente che mette a rischio le rotte naturali del mondo.

Il fragile equilibrio del Golfo Persico si trova oggi a un bivio storico che minaccia di scardinare i pilastri del commercio mondiale. Dopo settimane di bombardamenti che hanno colpito l’Iran, l’annuncio di una tregua di 10 giorni concordata tra Teheran e Washington ha permesso la riapertura dello Stretto di Hormuz. Sebbene le prime navi abbiano già ripreso la navigazione — come la rinfusiera greca NJ Earth, la liberiana Daytona Beach e l’italiana Grande Torino di Grimaldi — l’ombra che grava sul futuro della libera circolazione dei mari non è mai stata così densa.

Al centro delle trattative per una pace duratura, l’Iran ha avanzato una proposta che definire audace sarebbe un eufemismo: l’istituzione di un pedaggio obbligatorio per ogni nave mercantile in transito nello Stretto. Secondo fonti locali, il piano prevede una tassa di circa 2 milioni di dollari per nave, i cui proventi verrebbero spartiti con l’Oman e destinati alla ricostruzione post-bellica dell’Iran.

Per il settore delle oil tanker, questa misura si tradurrebbe in un incremento di circa 1 dollaro al barile. Sebbene l’impatto diretto sui prezzi energetici globali possa apparire modesto, le implicazioni sistemiche sono devastanti: si tratterebbe di una nazionalizzazione di fatto di una rotta marittima naturale.

Come esperti del settore, non possiamo non ravvisare in questa pretesa un attacco frontale alla dottrina del Mare Liberum, formulata da Ugo Grozio nel 1609. Il principio secondo cui il mare è un territorio internazionale, libero e non soggetto alla sovranità di alcuno Stato, ha garantito secoli di sviluppo economico e liberalizzazione dei trasporti.

Accettare il diktat iraniano significherebbe:

  • Annullare secoli di evoluzione giuridica: Riportando il diritto internazionale a uno stato antecedente al XVII secolo.

  • Creare un precedente pericoloso: Se Hormuz diventasse a pagamento, cosa impedirebbe ad altri Stati costieri di imporre tasse simili a Gibilterra, Malacca o Bab el-Mandeb?

  • Stravolgere la natura degli stretti naturali: A differenza dei canali artificiali (Suez e Panama), dove il pedaggio è giustificato dalla manutenzione dell’opera, gli stretti naturali devono restare liberi.

Attualmente, i costi aggiuntivi negli stretti sono legati esclusivamente a servizi reali come il pilotaggio, le scorte militari o le assicurazioni per rischio guerra. Imporre un pedaggio “nudo” per il semplice passaggio inoffensivo è privo di base giuridica.

La tregua attuale rimane “difficile da sostenere”. La comunità marittima internazionale dovrebbe opporsi con fermezza a qualsiasi tentativo di trasformare le grandi vie di comunicazione naturali in caselli autostradali geopolitici. Cedere su Hormuz significherebbe rinnegare la libertà di circolazione, segnando l’inizio di un’era di frammentazione e declino per i trasporti marittimi.

Mario Esposito