• 20 Maggio 2026 13:16

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Il diritto alla disconnessione diventa una priorità per i giovani e per il nuovo welfare aziendale

Il rapporto Eudaimon Censis rivela che oltre il 57% dei lavoratori under 35 chiede spazi di libertà totale dalle comunicazioni digitali fuori dall’orario di ufficio.

Il diritto a “staccare” dal lavoro ha smesso di essere un tema di nicchia per diventare una priorità assoluta nel dibattito sul welfare contemporaneo. Secondo i dati emersi dal 9° Rapporto Eudaimon-Censis, il 57,7% dei giovani italiani considera fondamentale il diritto alla disconnessione, ovvero la possibilità di rendersi irreperibili una volta concluso l’orario professionale. Non si tratta solo di una dichiarazione d’intenti: il 43,9% dei lavoratori già oggi sceglie attivamente di non rispondere a email o messaggi fuori tempo massimo, mentre quasi la metà del campione segnala come le sollecitazioni digitali extra-orario siano fonte diretta di ansia e disagio.

La questione assume una dimensione internazionale se si guarda ai dati Eurofound. In paesi come Italia, Francia, Spagna e Belgio, l’80% dei dipendenti riceve comunicazioni professionali durante il tempo libero e tre lavoratori su quattro vengono contattati con frequenza quotidiana o settimanale. Questa pressione costante ha spinto la Commissione Europea a sollecitare una regolamentazione chiara per tutelare la salute mentale e la produttività.

Il cambiamento è guidato soprattutto dalla Generazione Z, che sta trasformando la disconnessione da richiesta individuale a pilastro della cultura aziendale. Come sottolineato da Alberto Perfumo, CEO di Epassi Italia, il benessere lavorativo oggi deve essere inteso in chiave olistica: “Significa ripensare il lavoro a partire dal valore del tempo delle persone e dalla sostenibilità dei modelli organizzativi”.

Durante la presentazione del Rapporto a Milano, la manager e autrice Silvia Zanella ha evidenziato come le nuove generazioni stiano scardinando il vecchio paradigma della reperibilità totale. Per i giovani talenti, la capacità di un’azienda di garantire spazi di recupero non è solo una tutela formale, ma un fattore decisivo per l’attrattività e la permanenza in un posto di lavoro. In un ecosistema digitale sempre più pervasivo, il diritto al silenzio tecnologico emerge dunque come una vera e propria leva di competitività e innovazione per le imprese che vogliono guardare al futuro.

Silvia Zanella