• 13 Aprile 2026 19:27

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Guerra in Iran, l’allarme della logistica: “Effetti ancora agli inizi”

Il presidente di Federlogistica Davide Falteri: blocchi nei cieli del Golfo e navi ferme nello Stretto di Hormuz. La capacità del cargo aereo cala fino al 40% sulla rotta Asia-Europa

Genova -Le conseguenze della guerra in Iran sulla logistica globale sono ancora solo nella loro fase iniziale. Ma i segnali di tensione sulle catene di approvvigionamento internazionali sono già evidenti, soprattutto nel trasporto marittimo e in quello aereo.

A sottolinearlo è Davide Falteri, presidente di Federlogistica, secondo cui l’attenzione di governi e imprese si accende spesso solo nelle fasi di emergenza, nonostante la logistica rappresenti una componente strutturale dei costi e della competitività dei prodotti industriali.

Il conflitto ha riportato i riflettori sullo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per i traffici energetici e commerciali tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano, dove oltre mille navi risultano in attesa di transitare. L’attenzione si è concentrata soprattutto sui trasporti marittimi, con premi assicurativi per il rischio guerra ai massimi e porti congestionati.

Ma, secondo Falteri, un indicatore ancora più significativo delle possibili conseguenze di un conflitto prolungato arriva dal trasporto aereo e dalla logistica legata all’air cargo.

Il blocco dei voli su hub strategici come Dubai e Doha ha infatti avuto un impatto immediato su filiere ad alta intensità logistica, come moda e tessile. I cargo diretti tra Europa ed Estremo Oriente sono stati costretti a deviare le rotte, transitando in un corridoio ristretto sopra il Mar Caspio ed evitando lo spazio aereo di Afghanistan e Pakistan, oltre alle aree coinvolte nel conflitto tra Russia e Ucraina.

Il risultato è stato un forte congestionamento di merci negli aeroporti hub del Golfo, con particolare criticità per prodotti deperibili come farmaceutici e agroalimentari. Parallelamente la capacità globale degli aerei cargo è diminuita del 18%, mentre sulla direttrice Asia-Medio Oriente-Europa il calo ha raggiunto il 40%.

«Tutto ora è legato al fattore tempo», osserva Falteri. Se il conflitto dovesse risolversi nel giro di poche settimane, il sistema logistico potrebbe assorbire l’impatto, contenendo sia l’accumulo di merci sia l’impennata dei prezzi. In caso contrario, le ripercussioni rischiano di diventare strutturali.

Nel giro di una settimana, ad esempio, le tariffe per le spedizioni aeree verso il Medio Oriente sono aumentate del 53%. E un eventuale prolungamento della crisi potrebbe mettere sotto pressione un comparto logistico che, nel solo Golfo Persico, vale circa 115 miliardi di dollari.

Le ricadute si estenderebbero a numerosi settori strategici: dal trasporto marittimo a quello aereo, fino ai traffici di idrocarburi, container, fertilizzanti – di cui dal Golfo proviene circa il 5% dell’export mondiale – oltre a elettronica e moda.

«Oggi – conclude Falteri – nonostante il proliferare di analisti ed esperti di geopolitica, nessuno è davvero in grado di formulare previsioni attendibili». Una incertezza che pesa sulle rotte globali e sulle filiere industriali di mezzo mondo.