Mentre il Comune valuta la misura, altri porti europei sperimentano contributi per la sostenibilità e la gestione del turismo
Genova – Il dibattito sulla possibile introduzione della tassa di imbarco per i passeggeri di traghetti e navi da crociera al porto di Genova continua ad alimentare confronti non solo all’interno del territorio ligure ma anche con esperienze analoghe in altri porti europei e destinazioni turistiche, dove misure tributarie simili sono già operative o in fase di definizione.
A Genova la proposta prevede un contributo a carico dei passeggeri in partenza, destinato a generare nuove entrate per il Comune e finanziare servizi pubblici locali, mentre il mondo portuale ne contesta l’impatto competitivo sul traffico crocieristico e traghetti. La misura, al momento in fase di confronto e non ancora entrata in vigore, resta oggetto di discussione tra istituzioni, operatori e cittadini.
A livello internazionale, porti e destinazioni turistiche hanno adottato forme diverse di tasse o contributi per i passeggeri. In alcune isole greche, ad esempio, è stata introdotta una tassa di turismo sostenibile che può arrivare fino a circa 20 euro per passeggero al porto, variando in base alla stagione e alla destinazione, con l’obiettivo di sostenere la manutenzione delle infrastrutture e la gestione dell’afflusso turistico.
Anche in Francia il Senato ha approvato una tassa ambientale di 15 euro per passeggero per ogni scalo nei porti francesi, una misura significativa che si basa sul principio di chi inquina paga e che mira a generare entrate per la protezione delle coste e la mitigazione degli impatti ambientali.
In altri paesi europei sono in uso sistemi di tassa di soggiorno o tassa di sbarco per i crocieristi, come nel caso di Lisbona in Portogallo, dove una tassa di circa 2 euro a persona è applicata quando i passeggeri scendono a terra, oppure proposte di prelievi più sostanziosi (fino a 15 euro) per ogni porto visitato in Italia come opzione normativa discussa a livello settoriale.
Al di fuori del contesto europeo, in alcune regioni degli Stati Uniti come l’Alaska è in vigore un sistema di imposte sul trasporto passeggeri marittimo che include una tassa per nave da crociera per passeggero all’atto dell’arrivo in porto, comunemente inclusa nei costi totali del viaggio, e in Messico è prevista un contributo significativo di circa 39 euro per passeggero anche se non sbarca, per contrastare l’overtourism.
Queste esperienze mostrano come la fiscalità legata ai passeggeri crocieristici e traghetti sia eterogenea: alcune misure cercano di finanziare la sostenibilità e la gestione del turismo, altre di coprire i costi infrastrutturali, e altre ancora hanno un fine ambientale o regolatorio. In tutti i casi, è prassi comune che tali tasse o contributi possano essere rivenuti direttamente nei costi finali del viaggio per i passeggeri, spesso inclusi nelle tariffe complessive come “port fees” o aggiunti al momento della prenotazione.
La possibile introduzione della tassa di imbarco nel porto di Genova, pur con obiettivi locali specifici, si inserisce quindi in un quadro europeo e internazionale dove l’uso delle fiscalità legata ai passeggeri è in crescita, seppure con finalità e forme diverse, sollevando dibattiti su impatto economico, competitività e sostenibilità delle destinazioni portuali.
