Ispra e l’Area Marina Protetta intensificano i controlli nelle grotte tra Sorrento e Amalfi dopo i trenta avvistamenti registrati nell’ultimo anno
Tre videocamere fototrappola posizionate in due grotte costiere strategiche tra la penisola sorrentina e la costiera amalfitana per monitorare il ritorno della foca monaca. L’iniziativa, promossa dall’Ispra e dall’Area Marina Protetta di Punta Campanella, punta a intensificare lo studio di una specie rarissima che nell’ultimo anno è stata avvistata più volte in questa zona di mare, tutelata a livello europeo all’interno del sito Natura 2000. L’obiettivo degli strumenti è documentare i passaggi del mammifero e analizzare le sue abitudini di frequentazione dell’area costiera.
Oltre all’installazione delle telecamere, i ricercatori hanno effettuato nuovi campionamenti di acqua marina e di organismi filtratori sfruttando l’analisi del DNA ambientale. Questa tecnica innovativa permette di identificare la fauna marina partendo dalle tracce genetiche disperse in acqua, fornendo indizi preziosi sulla presenza della foca monaca che andranno a integrare i dati raccolti attraverso i metodi di monitoraggio tradizionali.
Il Direttore dell’Amp Punta Campanella, Pierluigi Capone, ha rinnovato l’appello a diportisti, subacquei e pescatori affinché prestino la massima attenzione in caso di incontro ravvicinato, raccomandando di rallentare e allontanarsi senza fare rumore ed evitando ogni interazione. Capone ha inoltre ricordato l’importanza di segnalare tempestivamente gli avvistamenti alla Capitenaria di Porto, all’Ispra o all’ente gestore del parco marino.
È passato poco più di un anno dal primo storico avvistamento a Massa Lubrense, dove la foca monaca non si mostrava da quasi un secolo. Da quel momento si sono susseguite circa trenta segnalazioni documentate tra Capri, la penisola sorrentina e la costiera amalfitana, con avvistamenti registrati anche a Ischia e nel Cilento. Le attività di tutela restano massime per questo animale a forte rischio estinzione, che conta circa 700 esemplari stimati in tutto il mondo, e rientrano nel progetto PNRR digitAp mirato a dotare le aree protette italiane di tecnologie avanzate per la salvaguardia della biodiversità.

