La scale-up deep tech nata alla Sapienza mantiene l’autonomia gestionale e accelera lo sviluppo dei sistemi sottomarini sui mercati globali.
Roma – Nuova e cruciale intesa strategica nel comparto della tecnologia subacquea italiana. La scale-up deep tech WSense, nata come spin-off dell’Università La Sapienza di Roma e specializzata in sistemi di monitoraggio e comunicazione sottomarina, ha annunciato il perfezionamento di un’operazione che prevede l’ingresso di Fincantieri nel proprio capitale in qualità di azionista di maggioranza. L’accordo si configura come un modello innovativo nel panorama industriale nazionale, dove un grande gruppo sceglie di investire direttamente in una realtà ad alto potenziale per sostenerne la crescita attraverso il proprio know-how e l’accesso ai mercati globali, accelerando così l’affermazione delle tecnologie italiane all’estero.
Per WSense si apre quindi un’ulteriore fase di sviluppo che non ne intaccherà la natura originaria: l’azienda manterrà la propria autonomia e identità di realtà deep tech, con una piena continuità sia nella governance sia nel management. Grazie alle competenze uniche sviluppate nelle comunicazioni subacquee, nelle reti sottomarine wireless e nell’Internet of Underwater Things (IoUT), la scale-up contribuirà in modo decisivo allo sviluppo della strategia Underwater del Gruppo Fincantieri. L’integrazione permetterà lo scambio di dati tra piattaforme, sensori e veicoli, favorendo la realizzazione di ecosistemi marittimi interconnessi, autonomi e resilienti. La partnership tra le due società affonda le radici nel 2023, anno della firma di un protocollo d’intesa che ha già portato a collaborazioni su bandi di gara nazionali e internazionali, oltre che all’integrazione delle tecnologie della scale-up nel dimostratore DEEP del colosso della cantieristica.
«Questa operazione segna l’inizio di una nuova fase di sviluppo per WSense e rappresenta un momento di grande soddisfazione nel nostro percorso di scale-up», ha commentato Chiara Petrioli, CEO di WSense. «Manteniamo la nostra autonomia e identità di deep tech company, rafforzando al tempo stesso la capacità di portare le nostre tecnologie su scala globale. L’operazione dimostra come in Italia sia possibile costruire modelli virtuosi di innovazione, in cui una deep tech diventa abilitatore strategico per la competitività di un grande gruppo internazionale e del sistema Paese».
