• 18 Luglio 2026 11:15

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Il Mediterraneo torna al centro dei commerci, ma per i porti italiani è l’ultima chiamata

All’Assemblea di Federagenti a Civitavecchia l’allarme dei broker marittimi sulla necessità di superare i campanilismi, accelerare le riforme e sbloccare gli investimenti privati per non perdere una svolta storica.

Civitavecchia – In uno scenario internazionale dominato da una profonda incertezza, con le tensioni nel Golfo Persico e nell’intera area mediorientale che ridisegnano le rotte, il Mediterraneo ha l’occasione storica di riconquistare una posizione di assoluta centralità nell’interscambio commerciale via mare. L’Italia si trova davanti a un bivio strategico, dove l’unica certezza è la necessità di una svolta immediata. I porti nazionali devono programmare lo sviluppo in funzione della reale domanda di specializzazione e con i tempi serrati imposti dal mercato, pena la perdita definitiva di questa opportunità.

Questo è il forte monito lanciato durante l’Assemblea Pubblica di Federagenti, la Federazione che raggruppa circa 450 agenzie marittime e oltre 5000 occupati diretti, riunita a Civitavecchia nella sede dell’Autorità di Sistema Portuale. Il presidente della federazione, Paolo Pessina, ha evidenziato come l’andamento dei noli confermi l’urgenza di scelte portuali coerenti con la domanda globale. I costi dei container sulla tratta simbolo Shanghai-Genova sono infatti balzati oltre i 4000 dollari, toccando picchi che non si registravano da 18 mesi, mentre il mercato petrolifero subisce continue impennate a causa dell’instabilità nello Stretto di Hormuz.

L’appello degli agenti marittimi si basa sul loro ruolo di sentinelle di un mercato in cui i mutamenti sono così rapidi da capovolgere continuamente ogni scenario. In quest’ottica, Paolo Pessina ha rimarcato l’importanza di puntare sull’eccellenza logistica per contrastare la frammentazione e una concorrenza provinciale e campanilistica ormai anacronistica. Una posizione condivisa anche dal presidente di Assoporti, Roberto Petri, che ha confermato la necessità di superare le logiche locali per guardare ai mercati internazionali.

Il dibattito, inevitabilmente condizionato dai riflessi dei 65 conflitti in corso nel mondo, ha toccato anche il tema della riforma portuale. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, intervenuto in collegamento dalla Turchia, ha definito la riforma come una proposta di riflessione offerta dal Governo al Paese, sottolineando che l’iter dovrà subire un’accelerazione. Il rischio concreto emerso dal confronto geopolitico è che i grandi processi di mutazione nel Mare Nostrum finiscano per essere controllati da attori stranieri, persino all’interno degli scali italiani.

A frenare lo sviluppo del settore è anche l’attuale modello di governance, che non riesce ad attrarre l’enorme disponibilità del risparmio privato nei progetti infrastrutturali portuali. Secondo gli operatori serve una riforma coraggiosa che modifichi la gestione del sistema. L’appuntamento di Civitavecchia ha ribadito il valore strategico degli agenti marittimi, sia come osservatori privilegiati delle crisi geopolitiche, sia come soggetti chiave per trasformare la riforma in un volano per i capitali privati, ipotizzando nel lungo periodo persino la nascita di una holding privata per il controllo della portualità nazionale.