• 19 Maggio 2026 03:34

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Energia, Federlogistica frena gli allarmismi: “Numeri alla mano, la crisi è figlia della speculazione”

Il Presidente Davide Falteri invita alla lucidità: “Solo il 4% del nostro petrolio arriva dal Golfo Persico. Scorte sicure, i rincari anticipano crisi che oggi non esistono”.

Genova – Meno del 20% del petrolio del Golfo Persico viene esportato in tempi normali verso l’Europa e la quota dell’Italia è inferiore al 4%. Numeri alla mano, Davide Falteri, presidente di Federlogistica, pone un interrogativo diretto sulla reale entità dell’attuale emergenza: è corretto parlare di crisi energetica ed esasperare i toni, i prezzi e le previsioni? Il richiamo è alla lucidità e al senso delle proporzioni, in un momento in cui la narrazione del mercato sembra divergere dai dati reali.

“Non siamo di fronte a un’interruzione immediata delle forniture tale da giustificare rialzi così rapidi e generalizzati — spiega Falteri — poiché i grandi operatori energetici e i sistemi nazionali dispongono di scorte significative, costruite proprio per gestire situazioni di tensione come quella attuale”. Secondo il presidente di Federlogistica, il tema centrale non è la disponibilità immediata del prodotto, ma il modo in cui il mercato reagisce alle aspettative con prezzi che incorporano non solo i costi reali, ma anche il rischio geopolitico, le dinamiche finanziarie e, in alcuni casi, possibili effetti speculativi, anticipando crisi che oggi non esistono o comunque non si pongono nei termini in cui vengono presentate.

Falteri sottolinea inoltre una singolare coincidenza temporale: questa crisi si inserisce in un momento delicato per la transizione energetica. Mentre il settore dell’elettrico e delle nuove tecnologie stava attraversando una fase di rallentamento, il rialzo dei carburanti tradizionali rischia di alterare nuovamente gli equilibri competitivi, imponendo come strategica una transizione che, tuttavia, non può essere guidata da shock improvvisi.

Il punto centrale espresso da Federlogistica è che la crisi non può trasformarsi in un automatismo per scaricare costi su famiglie e imprese. L’associazione invoca un monitoraggio costante, trasparenza lungo tutta la filiera e, se necessario, interventi mirati per evitare distorsioni che penalizzino il sistema Paese. “In un momento come questo — conclude la nota — occorre evitare che la percezione del rischio prevalga sulla realtà dei flussi energetici”.