Lo studio di Transport e Environment lancia l’allarme sulla chiusura delle gigafactory e il rincaro delle importazioni di petrolio
Un eventuale allentamento dei target europei sulle emissioni di CO2 per le nuove auto rischierebbe di innescare una crisi industriale senza precedenti, mettendo in discussione la realizzazione di 34 stabilimenti per la produzione di batterie e minacciando quasi 50.000 posti di lavoro. È l’allarme lanciato da un nuovo studio di Transport & Environment (T&E), che analizza l’impatto economico e occupazionale di un possibile indebolimento delle normative climatiche UE, come richiesto da diversi produttori automobilistici.
Secondo il report, se le richieste dei carmaker venissero accolte — in particolare quella di calcolare la media delle emissioni su un arco di cinque anni invece che annualmente — la produzione di veicoli elettrici (BEV) nell’Unione potrebbe dimezzarsi entro il 2030, scendendo a 3,7 milioni di unità rispetto ai 7,4 milioni previsti. Inoltre, una riduzione dell’obiettivo 2035 dall’attuale 100% all’80% taglierebbe la produzione prevista di un ulteriore 46%. Tale scenario graverebbe anche sulla bilancia energetica continentale, con una spesa supplementare di 50 miliardi di euro per l’importazione di petrolio tra il 2026 e il 2035.
L’impatto sulla filiera delle batterie sarebbe drastico: la capacità produttiva potrebbe contrarsi di oltre due terzi nel 2030. La perdita di oltre 1.000 GWh equivarrebbe alla cancellazione di decine di gigafactory delle dimensioni di Northvolt. Anche la produzione di componenti strategici come i catodi subirebbe una battuta d’arresto, arrivando a coprire appena il 10% della domanda invece del potenziale 66%.
Per l’Italia, il mantenimento degli attuali obiettivi rappresenta invece un’opportunità di rilancio. Dopo un decennio di declino produttivo, lo studio stima che politiche industriali decise a favore dell’elettrificazione potrebbero riportare la produzione nazionale a circa 412.000 unità entro il 2035. Questo scenario raddoppierebbe il valore della produzione automobilistica italiana, portandolo a superare i 15 miliardi di euro e offrendo una prospettiva di crescita anche al comparto della componentistica, che oggi vale oltre 50 miliardi di euro.
Andrea Boraschi, Direttore di T&E Italia, sottolinea come l’elettrico sia ormai il motore globale della crescita. Se l’Europa indebolisce i suoi obiettivi, avverte Boraschi, la Cina guadagnerà ulteriore vantaggio competitivo e l’UE rischia di perdere le proprie industrie nascenti. Per questo motivo, l’organizzazione invita i legislatori europei a respingere qualsiasi revisione al ribasso dei target, confermando il phase-out dei motori a combustione interna per il 2035 come pilastro fondamentale per la sovranità industriale europea.
