L’analisi dell’organizzazione indipendente rivela un documento riservato di ACEA che chiede di ammorbidire i target climatici: un passo indietro che costerebbe all’Europa 74 miliardi di euro in importazioni di petrolio.
Un documento riservato inviato da ACEA ai Ministri dell’Ambiente europei, e intercettato dall’organizzazione Transport & Environment (T&E), rischia di innescare un pericoloso passo indietro nelle politiche climatiche dell’Unione Europea. L’associazione dei costruttori automobilistici avrebbe infatti chiesto formalmente di allentare i target sulle emissioni di CO₂ per le nuove autovetture, una mossa che, secondo l’analisi di T&E, potrebbe costare al blocco circa 74 miliardi di euro aggiuntivi in importazioni di petrolio tra il 2026 e il 2035.
Le richieste dei carmaker mirano a rendere meno stringenti i criteri di calcolo della riduzione delle emissioni per il 2030, proponendo una media su cinque anni anziché sui tre previsti dalla Commissione UE. Inoltre, ACEA spinge per portare l’obiettivo di riduzione delle emissioni al 2035 dall’attuale 100% all’80%, attraverso un sistema di crediti legato all’uso di carburanti alternativi e ibride plug-in. Se queste istanze venissero accolte, la quota di mercato dei veicoli elettrici a batteria (BEV) potrebbe fermarsi al 21% per il resto del decennio, contro il 57% attualmente stimato dalla normativa vigente.
Andrea Boraschi, Direttore di T&E Italia, ha definito la proposta “irresponsabile”, sottolineando come questa strategia punti a mantenere l’Europa legata alla dipendenza dagli idrocarburi proprio mentre i cittadini subiscono il peso dei rincari del carburante. “Ritardare l’adozione dell’elettrico significa privare gli automobilisti di modelli più accessibili e danneggiare la competitività europea rispetto alla Cina“, ha avvertito Boraschi, criticando anche l’apertura del governo tedesco verso il prolungamento delle vendite di ibride plug-in.
Secondo lo studio, l’indebolimento degli standard non solo graverebbe sulla bilancia commerciale europea, ma comporterebbe un incremento delle emissioni di CO₂ pari a 2,4 gigatonnellate entro il 2050. Di fronte a questo scenario, T&E ha rivolto un appello ai legislatori europei affinché mantengano gli obiettivi attuali e rafforzino la domanda di veicoli elettrici, escludendo le tecnologie ibride dai futuri regolamenti sulle flotte aziendali. Il dibattito resta ora aperto al Parlamento Europeo e tra i governi degli Stati membri, chiamati a decidere tra le pressioni dell’industria e la tabella di marcia verso la decarbonizzazione.
