• 7 Settembre 2026 14:32

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Infrastrutture oltre il PNRR, il piano di FS per salvare i cantieri e l’occupazione dopo la scadenza

L’amministratore delegato Donnarumma avverte “Senza nuove gare rischi per decine di migliaia di lavoratori”. Al vaglio del Gruppo una asset company sul modello delle reti regolamentate per attrarre capitali privati a lungo termine.

I grandi progetti avviati con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non possono fermarsi alla linea del traguardo formale del Piano, ma devono essere accompagnati fino al loro definitivo completamento. È questa la sfida principale lanciata dall’amministratore delegato del Gruppo FS, Stefano Antonio Donnarumma, durante il suo intervento a Roma in occasione degli Stati Generali della Previdenza dei Liberi Professionisti, l’evento promosso da Adepp al Cinema Barberini. Il numero uno delle Ferrovie dello Stato ha definito l’obiettivo di portare a termine le grandi opere infrastrutturali come «strategico e direttamente industriale», ricordando che il Gruppo FS è soggetto attuatore del PNRR per una quota imponente, pari a circa 25 miliardi di euro.

Il percorso verso la realizzazione dei target fissati è ormai vicino, ma secondo Stefano Antonio Donnarumma le progettualità attuali non sono conclusive. Per questa ragione diventa fondamentale pianificare fin da subito il modo in cui garantire continuità agli interventi, assicurando le necessarie capacità di finanziamento per opere complesse che richiederanno ancora diversi anni di lavoro. Tra i cantieri strategici citati dall’amministratore delegato figurano la linea Napoli-Bari, che permetterà di collegare Roma e Bari in sole tre ore, il completamento della Tav Torino-Venezia, il Terzo Valico per l’accesso ai valichi transalpini dal porto di Genova, e la Salerno-Reggio Calabria, destinata ad abbattere di oltre un’ora i tempi di percorrenza. Interventi che valgono miliardi di euro e che impongono una pianificazione condivisa tra l’azienda, gli enti locali e la finanza pubblica.

Le infrastrutture si confermano così la colonna portante dell’economia nazionale. Un vero e proprio ecosistema integrato composto da ferrovie, strade, autostrade, porti, aeroporti, reti energetiche e telecomunicazioni. Mantenere il ritmo degli investimenti attuale è vitale anche per la tenuta sociale: il top manager ha lanciato un monito preciso sul fronte occupazionale, spiegando che senza l’avvio di nuove gare nei prossimi anni decine di migliaia di lavoratori della filiera rischierebbero di rimanere a casa.

Accanto alla crescita industriale si muove il tema della sostenibilità. Il Gruppo FS punta a un trasporto ferroviario sempre più compatibile con l’ambiente attraverso l’elettrificazione delle linee. Essendo il primo consumatore di energia elettrica in Italia con circa il 2% del fabbisogno nazionale, il gruppo non intende subire passivamente le dinamiche del mercato energetico, ma punta a recitare un ruolo da protagonista nello sviluppo delle fonti rinnovabili per favorire l’indipendenza del Paese. I numeri d’altronde confermano il peso economico della società: nel 2025 gli investimenti complessivi hanno superato i 18 miliardi di euro, di cui 12,5 miliardi destinati alla rete ferroviaria e almeno 4 miliardi alle strade tramite ANAS. Una macchina industriale che impiega quasi centomila dipendenti diretti e muove un gigantesco indotto fatto di imprese di costruzione, ingegneria e consulenza.

L’ultimo nodo cruciale affrontato da Stefano Antonio Donnarumma riguarda le modalità di finanziamento. Per una realtà interamente controllata dallo Stato attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la sfida è doppia: realizzare le nuove opere e al contempo modernizzare e mettere in sicurezza asset costruiti decenni fa. Per trovare risorse stabili, l’azienda sta studiando da oltre un anno insieme alle istituzioni modelli alternativi di finanziamento. Tra le ipotesi sul tavolo c’è la creazione di una vera e propria “asset company” sul modello delle grandi reti infrastrutturali regolamentate. Questa struttura societaria avrebbe il compito di valorizzare una parte degli asset ferroviari, attirando capitali privati di lungo periodo grazie a flussi finanziari stabili e profili di garanzia elevati, capaci di offrire rendimenti sicuri e duraturi su orizzonti temporali di venti o trent’anni.