Un disegno di legge punta a istituire sezioni specializzate per archiviare l’era dei giudici generalisti su intelligenza artificiale cloud e software
Roma – L’Italia potrebbe presto diventare il primo Paese dell’Unione Europea a dotarsi di un presidio giudiziario interamente dedicato al contenzioso digitale civile e commerciale. È questo l’obiettivo ambizioso di un disegno di legge presentato al Senato della Repubblica, nella XIX Legislatura, che prevede l’istituzione di sezioni specializzate in materia digitale presso i tribunali e le corti d’appello italiani. Il testo, depositato il 11 giugno 2025, vede come primo firmatario il senatore Nicola Irto del Partito Democratico ed è stato elaborato da Antonino Polimeni, avvocato esperto di diritto digitale da oltre vent’anni e fondatore dello studio Polimeni.Legal.
La proposta normativa nasce da un’osservazione sistematica della prassi giudiziaria quotidiana. Attualmente, le delicate controversie che orbitano attorno a software, cloud, intelligenza artificiale, piattaforme web e gestione dei dati vengono affidate a magistrati generalisti. Questa carenza di una formazione tecnica specifica sul digitale si traduce spesso in un contenzioso frammentato, caratterizzato da tempi dilatati, orientamenti interpretativi disomogenei e una palese difficoltà oggettiva nella valutazione di prestazioni ad alta tecnicità. Il disegno di legge firmato da Nicola Irto punta a colmare questa lacuna strutturale attraverso uno strumento ordinamentale già collaudato con successo nel nostro sistema, ricalcando il modello organizzativo delle sezioni specializzate in materia di impresa.
Nel dettaglio, il progetto prevede che le nuove sezioni abbiano una competenza esclusiva sulle controversie civili e commerciali legate a rapporti giuridici a prestazione digitale prevalente. Si parla di tutti quei contratti e contenziosi in cui lo sviluppo, la fornitura, la gestione o lo sfruttamento economico di infrastrutture digitali e sistemi di intelligenza artificiale rappresentano il nucleo principale della domanda giudiziale. I nuovi collegi saranno composti da magistrati con competenze mirate nel diritto applicato alle tecnologie, affiancandosi alle sezioni societarie senza generare sovrapposizioni. A garantire l’aggiornamento costante dei giudici sarà la Scuola superiore della magistratura, incaricata di predisporre specifici percorsi di formazione iniziale e permanente.
Dal punto di vista costituzionale, l’impianto normativo studiato da Antonino Polimeni si muove perfettamente entro il perimetro dell’articolo 102 della Costituzione, il quale consente l’istituzione di sezioni specializzate presso gli organi giudiziari ordinari. La riforma non introduce quindi alcun giudice speciale e non altera il tradizionale riparto delle giurisdizioni, garantendo una transizione fluida. Per tutelare i processi in corso, le disposizioni transitorie stabiliscono che le nuove regole si applicheranno soltanto ai giudizi instaurati a partire dal centottantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge.
Se l’iter parlamentare dovesse concludersi positivamente, l’Italia farebbe un balzo in avanti epocale, inserendosi in un filone internazionale che all’estero sta già dando risultati straordinari. Nel Regno Unito la Technology and Construction Court vanta un tasso di conciliazione superiore all’80% con tempi medi di risoluzione inferiori ai 18 mesi. In Cina, le Internet Court di Hangzhou, Pechino e Guangzhou hanno abbattuto i tempi di trattazione del 50%, mentre a Singapore, dal 16 marzo 2026, è pienamente operativa la Digital Economy Specialised List dell’High Court per districare le liti su smart contracts, cripto-attività e intelligenza artificiale. Attualmente il disegno di legge si trova in fase di esame preliminare al Senato e attende l’assegnazione alle commissioni competenti per l’avvio ufficiale del dibattito in aula.
