La deputata PD attacca il mancato coordinamento tra Salvini e Giorgetti: «Operazione finanziariamente insostenibile e visione romanocentrica che non aiuta gli scali italiani».
La gestione del ddl Porti d’Italia spa diventa terreno di scontro politico tra le fila del Partito Democratico e l’esecutivo. La deputata dem Debora Serracchiani ha duramente attaccato la mancanza di coordinamento tra i ministri Salvini e Giorgetti, definendo l’iter della norma come la prova evidente di un governo che procede senza una visione d’insieme. Le critiche arrivano all’indomani della promulgazione del provvedimento da parte del Presidente della Repubblica, che ha firmato un testo in cui la dotazione finanziaria iniziale è stata drasticamente ridimensionata.
Secondo Serracchiani, il passaggio del capitale sociale da mezzo miliardo a un solo milione per l’anno corrente e nove milioni per il prossimo dimostra che l’operazione non aveva basi sostenibili per il bilancio dello Stato. La parlamentare ha paragonato questa manovra alla vicenda del Ponte sullo Stretto, accusando il Ministro delle Infrastrutture di lanciarsi in imprese prive di solidità economica.
Nonostante le modifiche apportate, il Partito Democratico promette una ferma opposizione al disegno di legge. Sotto accusa finisce l’intero impianto della riforma, giudicato “romanocentrico” e incapace di fornire soluzioni concrete al tema del coordinamento tra gli scali nazionali. Per la deputata, la struttura della nuova società non risponde alle reali esigenze del settore portuale italiano, riducendo l’azione di governo a un semplice “tirare a campare” privo di una programmazione efficace.
