La prima indagine del Customs Support Summit rivela che la scarsa qualità dei dati blocca la digitalizzazione e l’uso dell’intelligenza artificiale nello shipping
Amsterdam – Nuovi requisiti normativi, tensioni commerciali globali e crescenti obblighi legati alla sostenibilità stanno trasformando il commercio internazionale in un labirinto burocratico. Uno scenario in cui la maggior parte delle imprese europee si trova a navigare a vista: molte aziende non dispongono infatti di dati doganali affidabili, centralizzati e facilmente accessibili. Questa carenza impedisce di valutare rapidamente i rischi geopolitici, accelera il ritardo nella digitalizzazione e fa perdere sistematicamente l’opportunità di risparmiare sui dazi. È il quadro allarmante emerso dalla survey realizzata in occasione del primo Customs Support Summit, organizzato da Customs Support Group, il principale fornitore indipendente europeo di soluzioni per la gestione doganale, tenutosi ad Amsterdam.
L’indagine ha coinvolto circa 150 responsabili delle funzioni doganali e della trade compliance di importanti realtà manifatturiere e retail in Europa. Per il 24% degli intervistati la sfida più complessa è rappresentata dai continui cambiamenti normativi e dalla crescente complessità regolatoria. Subito dopo, indicata dal 20% del campione, si colloca la qualità e la visibilità dei dati. I due elementi sono strettamente interconnessi: senza dati puliti e centralizzati diventa impossibile gestire scadenze, sanzioni, report e i nuovi stringenti requisiti di sostenibilità.
Secondo gli analisti di Customs Support Group, la capacità delle imprese di rimanere competitive sul mercato globale dipenderà interamente dalla capacità di ottenere visibilità su cinque aree chiave: la supply chain globale end-to-end, i dati doganali interni, le informazioni provenienti dai broker commerciali, i flussi finanziari e, infine, gli sviluppi regolatori futuri. La vera criticità non è solo l’aumento delle regole, ma l’inedita velocità con cui queste si evolvono, costringendo i manager a decisioni drastiche in tempi record.
La qualità dei dati doganali non è solo un focus operativo, ma la base stessa per l’applicazione dell’intelligenza artificiale e dell’automazione nella catena di approvvigionamento. Molte aziende, prima di poter implementare software di IA o strumenti digitali capaci di generare valore, devono compiere un lavoro preliminare di centralizzazione, bonifica e strutturazione dei dati relativi a merci, origine e classificazione tariffaria. Nonostante oltre un terzo dei partecipanti al summit veda nella trasformazione digitale la più grande opportunità per generare un vantaggio competitivo, gli investimenti in quest’area vengono ancora affrontati in modo frammentato. Una spinta alla standardizzazione arriverà dalla riforma doganale dell’Unione Europea attraverso il futuro EU Customs Data Hub, che imporrà alle imprese di fornire informazioni commerciali in modo centralizzato.
Il valore economico di una gestione trasparente dei dati emerge chiaramente quando si analizza l’utilizzo degli accordi di libero scambio. I dati della DG TRADE presentati durante il Summit rivelano che il tasso medio di utilizzo delle preferenze tariffarie dell’Unione Europea si ferma al 67%. Ciò significa che circa un terzo dei benefici economici e dei risparmi disponibili sui dazi doganali viene letteralmente lasciato sul tavolo dalle imprese. A conferma di questo, il 27% dei manager intervistati ha ammesso di non sapere in quale misura la propria azienda sfrutti tali accordi preferenziali, mentre appena il 9% stima di ottimizzare oltre il 90% dei benefici. A frenare i risparmi sono la mancanza di trasparenza sui dati dei fornitori, l’origine dei prodotti e le difficoltà nella classificazione tariffaria delle merci, indicata come l’area più problematica dal 50% dei professionisti.
I compiti dei team doganali continuano intanto ad allargarsi a macchia d’olio. Sanzioni economiche, controlli alle esportazioni, barriere antidumping e i nuovi standard ESG – come il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il Regolamento europeo sulla deforestazione (EUDR) e le norme sul Forced Labour – richiedono una rendicontazione impeccabile lungo l’intera catena del valore. Di conseguenza, la funzione doganale sta abbandonando il vecchio ruolo puramente amministrativo e di back office per trasformarsi in una funzione strategica aziendale, cruciale per la resilienza del business. Come evidenziato dai vertici del gruppo, rappresentati dal Chief Trade Operations & Compliance Officer Nicolas Collart e dal CEO John Wegman, in un mercato internazionale volatile le aziende che riusciranno a connettere dati, processi e responsabilità saranno le uniche capaci di anticipare i rischi normativi e proteggere le proprie catene logistiche.
