• 12 Settembre 2026 15:21

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Tavolo Electrolux al MIMIT, USB chiede garanzie su occupazione e stop alle delocalizzazioni prima delle risorse pubbliche

Il sindacato contesta la strategia aziendale e chiede il ritiro dei 1.700 esuberi e il blocco delle esternalizzazioni come condizione pregiudiziale al piano del Governo

Roma – Si è svolto oggi, 21 luglio, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), il tavolo nazionale dedicato alla crisi Electrolux. All’incontro, presieduto dal Ministro Adolfo Urso, hanno preso parte i rappresentanti delle Regioni e dei Comuni coinvolti dalla vertenza, insieme alle organizzazioni sindacali. Il Ministro ha aperto i lavori valorizzando il percorso tecnico svolto in precedenza e ha formalmente chiesto al gruppo industriale la presentazione di un piano alternativo su cui proseguire il confronto, premessa indispensabile per l’eventuale destinazione delle risorse straordinarie che l’Esecutivo si è detto pronto a mobilitare. Nel dibattito è emerso con forza il nodo dei regolamenti europei e del meccanismo CBAM, indicati dall’azienda come fattori critici per la competitività. In tal senso, il Governo ha richiamato il documento redatto in sede UE per la revisione della normativa, in vista delle discussioni previste per settembre in sinergia con Francia, Germania e Polonia.

Nonostante l’apertura delle istituzioni, l’Unione Sindacale di Base (USB) ha espresso forte preoccupazione per la gestione dei tempi della vertenza. Electrolux ha confermato le proprie priorità strategiche legate al contenimento dei costi energetici, alla produttività e alla revisione delle norme europee, sottolineando come la fattore tempo non sia una variabile neutrale. Secondo il sindacato, dietro una postura apparentemente disponibile al dialogo si cela una strategia di progressivo depotenziamento del perimetro industriale italiano. Tra i punti critici evidenziati figurano le incertezze sul futuro dello stabilimento di Cerreto d’Esi, per il quale non sono state fornite garanzie precise di continuità produttiva, e l’avvio parallelo di dinamiche di delocalizzazione dei volumi produttivi verso Paesi extra-UE come Cina e Thailandia, indipendentemente dagli aiuti statali promessi.

A fare da contorno al ridimensionamento produttivo vi è la progressiva esternalizzazione delle funzioni strategiche e di staff. L’USB ha denunciato in particolare il processo di handover che interessa strutture ad alto valore aggiunto, come il datacenter di Pordenone, le cui competenze digitali e infrastrutture informatiche rischiano di essere trasferite all’estero senza adeguate tutele. Il timore principale della sigla sindacale è che la finestra temporale fino al prossimo incontro di settembre possa essere utilizzata dalla dirigenza aziendale per accelerare decisioni unilaterali, impoverendo la presenza industriale sul territorio nazionale mentre il confronto istituzionale resta in stand-by.

La posizione sostenuta da USB al tavolo ministeriale impone dunque una linea di fermezza: l’impiego di risorse pubbliche, ammortizzatori e incentivi sulla competitività deve essere subordinato al congelamento immediato di esuberi, chiusure e delocalizzazioni. Il sindacato ha ribadito che i fondi dello Stato devono tutelare l’occupazione e il know-how tecnologico, chiedendo contestualmente l’attivazione di strumenti sociali avanzati per i lavoratori, tra cui un reddito di transizione e la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario per gestire gli impatti di automazione e intelligenza artificiale. Di fronte ai sacrifici già sostenuti dai dipendenti e all’impegno promesso dalle istituzioni locali e nazionali, USB rinnova la richiesta di un ritiro definitivo del piano da 1.700 esuberi e sollecita risposte chiare sugli investimenti concreti che l’azienda intende mettere in campo per il rilancio del settore in Italia.