Indagine AIAV: aumentano i costi delle vacanze e crescono le richieste di mete alternative, mentre i viaggiatori restano in attesa
Torino – La crisi nel Golfo continua a pesare sul settore turistico, alimentando un clima di incertezza che si riflette su prenotazioni e prospettive per la stagione estiva. A complicare ulteriormente il quadro, si aggiungono le dimissioni del ministro del Turismo Daniela Santanché, elemento che accresce le preoccupazioni degli operatori, già impegnati a fronteggiare le conseguenze economiche tra rimpatri e cancellazioni.
A fotografare la situazione è AIAV – Associazione Italiana Agenti di Viaggio, che ha condotto un’indagine su un campione rappresentativo di agenzie distribuite sull’intero territorio nazionale. Dall’analisi emerge un settore alle prese con l’aumento dei prezzi, il rallentamento della domanda e la necessità di individuare destinazioni alternative.
L’impatto principale si registra sul piano economico: per l’estate 2026 si stima un incremento medio dei costi delle vacanze in Italia tra il 5% e il 6% rispetto all’anno precedente, a cui si sommano i rincari del trasporto aereo legati all’aumento del prezzo del carburante.
Sul fronte delle destinazioni, si contano ancora tra le 6.000 e le 7.000 prenotazioni attive verso i Paesi del Golfo, ora da riproteggere su mete alternative. Un’operazione resa più agevole dalla progressiva riapertura delle rotte da parte delle compagnie aeree, che ha ampliato nuovamente l’offerta disponibile. Le scelte vengono calibrate in base alle esigenze dei clienti, considerando budget, condizioni climatiche e tipologia di viaggio.
Tra le mete di lungo raggio crescono Stati Uniti, Canada e Far East, con la Thailandia che conferma il proprio appeal, mentre l’Italia torna protagonista, riaffermandosi come destinazione principale della domanda interna. Non mancano tuttavia le cancellazioni: oltre a quelle legate ai pacchetti verso l’area del Golfo, si registrano rinunce anche per destinazioni non direttamente coinvolte dalla crisi, effetto di un clima generale di incertezza. In questi casi, come previsto dal Codice del Turismo, non è contemplato il rimborso.
Sul fronte delle nuove prenotazioni prevale un atteggiamento attendista. “Inutile nascondere il calo delle prenotazioni, ma la sensazione è che i timori nel medio-lungo termine non siano legati solo alla geopolitica, ma anche all’inflazione e al rischio di un rallentamento generale dell’economia. Prima di prenotare le vacanze, i consumatori preferiscono comprendere se e come cambieranno i costi della vita quotidiana, dalle bollette al carrello della spesa. Nell’auspicata prospettiva di una de-escalation del conflitto, siamo convinti che, dissipate le incognite economiche, la domanda potrà riprendere slancio. Le agenzie sono già al lavoro per accompagnare i viaggiatori nella ricerca delle migliori alternative, garantendo la professionalità e la tutela che solo il turismo organizzato è in grado di offrire” ha dichiarato Fulvio Avataneo.
