Il rapporto di Risposte Turismo evidenzia il boom delle crociere e della nautica da diporto con oltre 843 milioni di euro di investimenti infrastrutturali pronti entro il 2030.
Venezia – Il turismo via mare nel Mar Adriatico accelera il passo e si prepara a un quadriennio di forte espansione, sostenuto da una solida ripresa della crocieristica, dal buon andamento dei traghetti e da un potenziamento strutturale della nautica da diporto. È la fotografia dettagliata scattata dalla nuova edizione dell’Adriatic Sea Tourism Report, il rapporto di ricerca realizzato da Risposte Turismo e presentato oggi a Venezia dal presidente della società, Francesco di Cesare, in occasione dell’apertura dell’ottava edizione dell’Adriatic Sea Forum.
L’indagine analizza nel dettaglio flussi e caratteristiche dei movimenti turistici dei sette Paesi affacciati sul bacino adriatico. Per quanto riguarda le crociere, le stime per l’anno in corso prevedono circa 5,7 milioni di passeggeri movimentati nei 35 porti dell’area, con una crescita del 6% rispetto al 2025 e ben 4.000 toccate nave. Nonostante l’incremento guidato soprattutto dalla sponda orientale, il comparto sconta ancora un divario rispetto al record del 2019 a causa di limiti infrastrutturali e regolamenti locali che frenano l’accoglienza delle grandi navi. L’Italia si conferma comunque leader del settore con oltre 2,1 milioni di passeggeri (il 37,3% del totale), seguita da Croazia e Grecia. A livello di singoli scali, Corfù mantiene il primato davanti a Dubrovnik e Kotor, mentre tra le performance italiane spiccano il balzo di Ravenna e la contrazione del 9,3% di Venezia. Anche il comparto di traghetti, aliscafi e catamarani mostra una dinamica positiva, con una previsione a fine anno di 20,6 milioni di passeggeri e la leadership del porto di Spalato.
A commento dei dati, Francesco di Cesare ha sottolineato la buona salute del settore ma ha invitato a guardare al potenziale ancora inespresso della macroregione:
«Le dinamiche del maritime tourism in Adriatico restituiscono un comparto in salute, sostenuto da rilevanti investimenti. Di certo uno degli aspetti su cui sarà fondamentale lavorare nei prossimi anni è quello di una migliore gestione delle relazioni tra costa ed entroterra, valorizzando la natura poliedrica delle proprie attrazioni».
Sul fronte della nautica, l’offerta tocca la quota di 81.710 posti barca diffusi in 347 strutture, concentrate per il 93% tra Italia e Croazia, con segnali di netto miglioramento anche per il segmento del charter. Lo stesso Francesco di Cesare ha evidenziato la necessità di intercettare maggiormente i turisti in transito rispetto ai diportisti stanziali, aumentando la quota di ormeggi dedicati ai viaggiatori a lungo raggio.
A supportare questa imponente macchina turistica sarà un piano di investimenti infrastrutturali senza precedenti: per il quadriennio 2027-2030 sono già stati programmati oltre 843 milioni di euro tra le due sponde dell’Adriatico. Di questi, oltre 573 milioni andranno a potenziare la crocieristica e i traghetti, mentre 270 milioni saranno destinati al turismo nautico. In Italia gli interventi principali toccheranno l’elettrificazione delle banchine a Trieste e Monfalcone, i dragaggi e i nuovi accosti a Porto Marghera e la manutenzione dei canali a Venezia, oltre al nuovo terminal passeggeri di Ancona e a stanziamenti da 70 milioni nei porti pugliesi di Bari e Brindisi.
In merito al nuovo modello di gestione veneziano è intervenuto Matteo Gasparato, Presidente dell’Autorità Portuale del Mare Adriatico Settentrionale:
«L’esperienza di Venezia e Chioggia dimostra che il turismo dal mare può evolvere da fenomeno da gestire a opportunità da valorizzare, quando viene guidato da una visione fondata sulla sostenibilità, sul rispetto dei territori e sulla qualità delle relazioni che genera. Abbiamo compiuto una scelta chiara: costruire un modello capace di coniugare tutela ambientale, benessere delle comunità e sviluppo economico».
Gli investimenti non risparmieranno la sponda balcanica ed ellenica: spiccano i 130 milioni di euro per il nuovo terminal passeggeri di Pola entro il 2029, i piani di ampliamento a Spalato e Dubrovnik e l’introduzione del cold ironing a Igoumenitsa. Per la nautica di lusso si attendono inoltre i debutti di grandi marina come Vlora Marina e Durrës Yachts Marina in Albania, e Lamda Corfu Marina in Grecia.
La centralità della cooperazione internazionale e della governance dei flussi è stata ribadita anche dai rappresentanti istituzionali esteri e nazionali presenti al forum. Simonida Kordić, Ministro del Turismo del Montenegro, ha dichiarato:
«L’Adriatico è molto più di un mare condiviso: è un’identità comune, un patrimonio collettivo e una straordinaria opportunità di crescita sostenibile. Il nostro obiettivo comune deve essere quello di promuovere l’Adriatico come una macro-destinazione distintiva, autentica e attrattiva durante tutto l’anno».
Un concetto ripreso e rafforzato da Alessandra Priante, Presidente di ENIT, che ha concluso ricordando la necessità di una gestione strategica del bacino:
«Il turismo costiero e marittimo è la leva attraverso cui sette Paesi possono costruire insieme una visione condivisa di sviluppo sostenibile e distribuito. Perché l’Adriatico non ha bisogno di essere promosso: ha bisogno di essere governato. Con visione, con dati, con la capacità di trasformare la sua straordinaria diversità in un sistema coerente di offerta».
I lavori dell’Adriatic Sea Forum proseguiranno nella mattinata di domani presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, mettendo al centro del dibattito i risultati del progetto di interconnessione transfrontaliera Crossconnect e l’impatto economico generato dalle filiere marittime sui territori costieri.

