Il settore marittimo contro la riforma del Codice della Navigazione: «Aumentano i rischi professionali e l’incertezza giuridica».
Roma – Il mondo dello shipping italiano lancia un grido d’allarme che dalle banchine dei porti arriva dritto ai palazzi della politica. Al centro della bufera c’è la recente revisione del Codice della Navigazione, un intervento normativo che, secondo le associazioni di categoria e i sindacati dei comandanti, rischia di trasformare il ponte di comando in un campo di battaglia legale.
Fino ad oggi, il rapporto tra responsabilità del comandante e operatività della nave era retto da un equilibrio consolidato in decenni di giurisprudenza. Le nuove regole, tuttavia, sembrano aver scardinato questo assetto.
«Siamo di fronte a un cambio di paradigma pericoloso», spiegano i rappresentanti dei vertici di bordo. L’accusa principale riguarda l’introduzione di norme giudicate troppo ambigue, che ampliano la responsabilità civile e penale di chi guida la nave. Questo vuoto interpretativo, secondo gli esperti, non farà altro che alimentare una pioggia di ricorsi e contenziosi, con il rischio di paralizzare l’attività armatoriale.
I punti critici della riforma
L’analisi dei tecnici evidenzia tre criticità principali che stanno agitando il settore:
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Responsabilità oggettiva: Una ridefinizione dei criteri di colpa che espone il comandante a risarcimenti milionari anche in situazioni di estrema complessità tecnica.
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Moltiplicazione dei ricorsi: Nuove procedure che permettono a terze parti di impugnare le decisioni di bordo con estrema facilità.
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Assicurazioni in bilico: L’aumento del rischio professionale sta già portando a una revisione verso l’alto dei premi assicurativi, con costi che ricadranno sull’intera filiera logistica.
L’ombra della «burocrazia del mare»
Il timore più grande è che si inneschi un meccanismo simile alla “medicina difensiva”. Per timore di ritorsioni legali o ricorsi infiniti, i comandanti potrebbero essere spinti a una gestione eccessivamente burocratica delle emergenze, privilegiando la tutela legale rispetto alla tempestività decisionale necessaria in mare aperto.
«Non chiediamo l’impunità – chiarisce un esponente dell’USCLAC (Unione Sindacale Capitani Lungo Corso) – ma certezze. Navigare in un mare di carte bollate rende il nostro lavoro insostenibile e meno sicuro per tutti».
Verso lo sciopero?
Se il Governo non aprirà un tavolo di confronto per emendare i passaggi più critici della riforma, il settore minaccia forme di protesta eclatanti. La palla passa ora al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: la sfida è ammodernare il Codice senza affondare la competitività e la serenità di chi, ogni giorno, ha la responsabilità di vite umane e carichi strategici.
