• 13 Aprile 2026 19:13

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Caro carburanti e crisi nel Golfo Persico mettono a rischio i collegamenti marittimi con le isole

Assarmatori e Confitarma chiedono al Governo un credito d’imposta straordinario per evitare il taglio delle rotte essenziali e garantire la continuità territoriale

Roma – L’instabilità geopolitica nel Golfo Persico rischia di isolare le isole italiane. Le grandi manovre energetiche scatenate dalle tensioni internazionali stanno spingendo il costo dei carburanti marittimi a livelli insostenibili, mettendo a dura prova i collegamenti regolari per merci e passeggeri. Il grido d’allarme arriva congiuntamente da Assarmatori e Confitarma alla vigilia del Consiglio dei Ministri che domani, venerdì 3 aprile, dovrà varare il nuovo Decreto Legge Carburanti.

Il rischio denunciato dalle associazioni di categoria è estremo. In assenza di interventi correttivi immediati, le compagnie potrebbero essere costrette a ridurre drasticamente l’offerta o, negli scenari più critici, a sospendere i servizi essenziali. Una situazione aggravata dal fatto che lo shipping è già sotto pressione per il progressivo irrigidimento delle normative ambientali europee, che impongono costi di transizione elevati.

Per scongiurare il blocco delle rotte, i presidenti Stefano Messina (Assarmatori) e Mario Zanetti (Confitarma) hanno presentato una proposta ufficiale al Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, e al Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci. La richiesta prevede l’introduzione di un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta, calcolato sulla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto alla media dei prezzi registrata a febbraio.

“Il trasporto marittimo è un pilastro imprescindibile dell’economia nazionale e della continuità territoriale”, spiegano Stefano Messina e Mario Zanetti, sottolineando come il settore sia stato finora ingiustamente escluso dalle prime misure emergenziali. Le associazioni Assarmatori e Confitarma confidano ora in un esecutivo che ha fatto della Blue Economy una bandiera politica, affinché vengano assicurate condizioni di equità tra le diverse modalità di trasporto e sia garantita la sopravvivenza operativa di un asset strategico per l’intero Paese.