Credito d’imposta e tempi di attuazione al centro delle richieste del settore: “Senza interventi rapidi, effetti limitati”
Roma – Il decreto Carburanti rappresenta un segnale positivo, ma resta ancora incompleto. È questa la posizione espressa da Assotir sul provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri, giudicato utile ma non ancora sufficiente a sostenere in modo efficace il comparto dell’autotrasporto.
Secondo l’associazione, il Governo ha dato un primo segnale concreto, ma ora è fondamentale completare il quadro normativo. In particolare, Assotir sollecita il Ministero dei Trasporti e il Ministero dell’Economia ad adottare rapidamente il decreto interministeriale che dovrà riconoscere il credito d’imposta ai mezzi pesanti Euro V ed Euro VI.
“Si tratta di un tassello fondamentale dell’intervento – ha dichiarato il segretario generale Claudio Donati – anche perché è necessario evitare errori già commessi in passato”.
Sul fronte delle accise, il taglio di 20 centesimi viene considerato un intervento di carattere generale con effetti positivi per una parte del settore, che coinvolge oltre 650mila veicoli. Tuttavia, la misura sarà in vigore solo fino al 7 aprile, un limite temporale che, secondo Assotir, ne riduce l’efficacia.
“Pur condividendo il carattere straordinario e temporaneo dell’intervento, dobbiamo sottolineare che la sua breve durata non consente di creare certezze per le imprese”, ha aggiunto Donati.
Resta inoltre il nodo dei mezzi più pesanti. Le aziende che operano con veicoli superiori alle 7,5 tonnellate, già beneficiarie di un credito d’imposta di 22 centesimi, non traggono vantaggi diretti dal taglio delle accise. Si tratta di un segmento che conta circa 350mila mezzi e per il quale il Governo ha previsto un intervento specifico attraverso un ulteriore credito d’imposta.
Le modalità di questo sostegno saranno definite entro il 17 aprile con un decreto interministeriale, ma al momento mancano dettagli sull’importo effettivo. L’unico dato certo è lo stanziamento di 100 milioni di euro, una cifra che, nel confronto con i 500 milioni previsti dal decreto Ucraina del 2022, appare limitata.
“Restiamo in attesa di questo passaggio decisivo – conclude Donati – perché senza di esso è difficile valutare l’efficacia complessiva del decreto. È essenziale evitare ritardi: misure che entreranno in vigore tra mesi rischiano di non rispondere alla gravità della crisi del settore”.
