Flessione del 4,8 per cento nel fatturato consolidato a causa dell’instabilità macroeconomica e del freno all’automotive, ma crescono la tecnologia industriale e i grandi elettrodomestici. Il colosso punta sul rilancio dello stabilimento di Bari e stima un incremento globale delle vendite fino al 5 per cento per il 2026.
Milano – Un anno di transizione e consolidamento in un panorama economico globale complesso. Il Gruppo Bosch ha chiuso l’esercizio 2025 in Italia registrando un fatturato consolidato di 2,3 miliardi di euro, in calo del 4,8 per cento rispetto all’anno precedente. Una flessione che risente direttamente delle tensioni geopolitiche, del rallentamento dei mercati e della debolezza del comparto automotive europeo, ma che non frena i piani di investimento della filiale italiana, attiva nel Paese con 18 società, 3 centri di ricerca e circa 5.200 collaboratori.
A tracciare la rotta in un contesto sfidante è il General Manager di Bosch in Italia, Renato Lastaria, che guarda al futuro con pragmatismo. L’azienda è concentrata su automazione, digitalizzazione ed elettrificazione per creare valore anche in contesti complessi, potendo contare sulla recente e strategica acquisizione globale delle attività di riscaldamento, ventilazione e condizionamento di Johnson Controls e Hitachi. Per il 2026 l’avvio è segnato da un cauto ottimismo, con una strategia focalizzata sulla sostenibilità e sulla diversificazione. Un pilastro centrale di questo approccio è l’economia circolare, ben rappresentata dal progetto di ricondizionamento in fabbrica dei componenti automotive per il mercato dell’aftermarket europeo.
L’andamento dei quattro settori di business in Italia fotografa un mercato a due velocità. Il comparto Mobility ha subito un rallentamento a causa della crisi dell’auto in Europa, ma prosegue la transizione verso un ecosistema intelligente che integra hardware e software, puntando sulla neutralità tecnologica (dall’idrogeno all’elettrico, fino ai motori termici di ultima generazione). In controtendenza la divisione Mobility Aftermarket, che ha superato la media di mercato grazie alla crescita dell’età media del parco circolante e a forti partnership con le reti di officine. Segno più anche per l’Industrial Technology, guidata dalle ottime performance di Bosch Rexroth nell’automazione industriale e nelle macchine off-highway.
Nel settore Consumer Goods si registra una contrazione degli elettroutensili dovuta al calo degli incentivi in edilizia, compensata però dal nuovo record di fatturato di BSH Elettrodomestici, leader nell’incasso. Infine, l’Energy and Building Technology ha risentito della debolezza del mercato del riscaldamento tradizionale, mantenendosi stabile nel condizionamento ad alta efficienza.
Sul fronte industriale, il 2025 ha segnato l’avvio della conversione dello stabilimento Tecnologie Diesel di Bari in un hub europeo per il remanufacturing. Il sito pugliese, storicamente legato ai componenti diesel in forte declino, sta completando il trasferimento delle attività di rigenerazione delle pompe ad alta pressione dalla Repubblica Ceca. Il progetto, che si estenderà presto anche agli iniettori, punta a salvaguardare l’occupazione attraverso la formazione e la valorizzazione delle competenze interne, in linea con le direttive UE sul ciclo di vita dei prodotti. Parallelamente, il gruppo non dimentica la responsabilità sociale, come dimostra il progetto natalizio “Play-Able” per l’accessibilità digitale dei ragazzi con disabilità.
A livello globale, Bosch ha superato le turbolenze chiudendo il 2025 con un fatturato di 91 miliardi di euro, in leggera crescita rispetto ai 90,3 miliardi del 2024. Il margine EBIT operativo si è attestato al 2 per cento, risentendo di 2,7 miliardi di euro di accantonamenti per le necessarie ristrutturazioni del personale. Con 12 miliardi investiti in ricerca e sviluppo solo nell’ultimo anno e circa 6.300 brevetti depositati, il presidente del consiglio di amministrazione Stefan Hartung ha confermato che il 2026 sarà un anno di progressi, stimando una crescita globale delle vendite tra il 2 e il 5 per cento e un margine operativo in risalita fino al 6 per cento.
