• 12 Marzo 2026 18:26

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ASSOTIR: il 70% delle imprese di autotrasporto resta senza tutela per le soste eccessive

Il monitoraggio di ASSOTIR fotografa un sistema bloccato: indennizzi quasi irraggiungibili e microimprese escluse. “Sanzioni necessarie per riequilibrare i rapporti”.

Roma – A sei mesi dalla conversione in legge del Decreto Infrastrutture (n.73/2025), che introduce un indennizzo per i tempi di attesa eccessivi durante le operazioni di carico e scarico, il bilancio tracciato da ASSOTIR è tutt’altro che positivo. Secondo un monitoraggio condotto dall’associazione su un campione rappresentativo di imprese di autotrasporto in tutta Italia, oltre 58mila aziende, pari a più del 70% dei trasportatori, non sono in grado di ottenere la compensazione economica prevista dalla norma.

Il Decreto prevede che, superati i 90 minuti di sosta per cause imputabili alla committenza, al vettore spetti un indennizzo di 100 euro per ogni ora di attesa. Una misura pensata per riequilibrare i rapporti tra committenti e trasportatori, ma che, nella pratica, rimane largamente inapplicata. La ragione, sottolinea ASSOTIR, è la totale assenza di un meccanismo automatico di attivazione: spetta infatti al trasportatore richiedere formalmente il pagamento, assumendosi il rischio di compromettere i propri rapporti commerciali.

Il risultato è che le imprese, in particolare quelle di piccole dimensioni, rinunciano a far valere i propri diritti. “Nella nostra analisi – spiega Claudio Donati, segretario generale di ASSOTIR – abbiamo distinto due fasce dimensionali: le imprese medio-strutturate, con un parco mezzi tra 21 e 50 veicoli, e le microimprese, con 1-5 veicoli. Tra le prime, soltanto il 28% riesce a ottenere l’indennizzo previsto, la stessa percentuale registrata con la normativa precedente. Il 72%, invece, continua a restare escluso, pari a oltre 5mila imprese, circa il 7% del totale degli iscritti all’Albo degli autotrasportatori”.

La situazione è ancora più grave per le microimprese, che rappresentano la maggioranza del comparto. “Solo il 5% riesce a farsi riconoscere quanto stabilito dalla legge – prosegue Donati – mentre il 95%, vale a dire 53mila aziende, rimane privo di ogni tutela. È evidente che la nuova normativa non ha prodotto alcun miglioramento rispetto al passato”.

Il monitoraggio, condotto con il coinvolgimento dei principali settori merceologici, conferma dunque le perplessità già sollevate da ASSOTIR durante la fase di discussione del provvedimento. “Il punto debole del nuovo impianto normativo – sottolinea la presidente nazionale di ASSOTIR, Anna Vita Manigrasso – risiede nell’aver lasciato l’attivazione del meccanismo di tutela esclusivamente nelle mani dei vettori. La vecchia norma, in vent’anni, non ha mai funzionato, e la nuova ripete lo stesso errore. Continuare a indicare come unico strumento di difesa la denuncia del trasportatore nei confronti del proprio cliente significa condannare il sistema all’immobilismo”.

Per l’associazione, la soluzione passa per un cambiamento di prospettiva: “Avevamo proposto – ricorda Manigrasso – di affiancare all’indennizzo una sanzione amministrativa a carico del committente, in modo da consentire allo Stato di effettuare controlli diretti e automatici, indipendentemente da eventuali azioni di rivalsa del vettore. Solo così la legge può diventare realmente efficace”.

ASSOTIR evidenzia come le soste non giustificate non rappresentino soltanto un problema per il singolo trasportatore, ma un fattore di inefficienza che danneggia l’intero sistema logistico e produttivo nazionale. “Non è solo una questione privatistica – conclude la presidente – ma un vulnus alla competitività del Paese. Ogni ora di sosta in più significa costi, ritardi e perdita di efficienza per l’intera filiera. È un tema che merita l’attenzione dello Stato, come già accade in altri Paesi europei. In Spagna, ad esempio, le sanzioni per i committenti responsabili di soste ingiustificate sono pesanti e hanno avuto un impatto concreto nel migliorare il funzionamento del sistema”.

Il messaggio di ASSOTIR è chiaro: senza un intervento correttivo, il Decreto Infrastrutture rischia di restare una norma di principio, incapace di garantire ai trasportatori quella tutela che sulla carta appare sacrosanta, ma che nei fatti resta lontana dalla realtà delle imprese.