Dalla revisione dei canoni concessori agli incentivi per transizione energetica e ferrovie, l’associazione dei terminalisti incalza la Commissione Trasporti prima della scadenza del 28 luglio.
I dati del XIV Rapporto OsserMare di Unioncamere fotografano una blue economy trainante per l’Italia, mentre le proiezioni Sace sul triennio confermano il Paese al quarto posto globale per export. In questo scenario di crescita, supportato dai grandi player della logistica, Assiterminal traccia la rotta per il futuro della portualità italiana. L’associazione, che ha da poco celebrato i 25 anni di attività, ha definito le linee guida del secondo pacchetto di proposte emendative destinate alla Commissione Trasporti della Camera. Il documento, che integra le istanze già presentate sul fronte del lavoro, dovrà essere depositato entro il prossimo 28 luglio nell’ambito dell’iter parlamentare sul disegno di legge “Porti d’Italia”.
Il fulcro delle richieste politiche si concentra su istanze storiche già discusse durante le audizioni al Cipom (Comitato interministeriale per le politiche del mare), ma rimaste escluse dalle successive edizioni del Piano del Mare. In prima linea c’è il nodo dei canoni concessori. Il presidente di Assiterminal, Tomaso Cognolato, ha denunciato l’immobilismo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e delle singole Autorità di Sistema Portuale nel compensare i maggiori canoni corrisposti dai terminalisti. I pagamenti risultano gonfiati da un errato calcolo degli indici risalente al 2023, una stortura gestionale su cui si sono già espressi sia il Consiglio di Stato sia il Tar del Lazio. Per l’associazione, la revisione di questi indici rappresenta il punto di partenza per un più ampio riequilibrio dei rapporti contrattuali tra concedente e concessionario, oggi irrigiditi dalle linee guida ministeriali e dalle delibere dell’Art (Autorità di regolazione dei trasporti).
Il piano di Assiterminal punta inoltre a sbloccare gli investimenti infrastrutturali privati all’interno delle Zone Economiche Speciali (Zes) e delle Zone Logistiche Semplificate (Zls). L’obiettivo è estendere l’utilizzo dei crediti d’imposta, attualmente limitati ai soli beni strumentali, anche alle opere infrastrutturali realizzate su aree demaniali. Secondo Cognolato e il direttore dell’associazione Alessandro Ferrari, incentivare gli investimenti su beni che restano di proprietà dello Stato rappresenta una formula di partnership pubblico-privato collaudata in Europa, strategica in una fase di scarsità di risorse pubbliche. La stessa flessibilità viene invocata per favorire la nascita di consorzi per l’autoproduzione energetica nei terminal, utili a soddisfare il fabbisogno interno e alimentare i sistemi di cold ironing (l’elettrificazione delle banchine) per le navi ormeggiate.
L’ultimo pilastro della manovra emendativa riguarda il potenziamento dell’intermodalità. Assiterminal chiederà al Parlamento di fissare obiettivi chiari di traffico ferroviario, calibrati sulle specificità dei singoli bacini portuali. La proposta prevede l’introduzione di criteri nazionali e trasparenti per calcolare gli sconti sui canoni di concessione a beneficio dei terminalisti che incrementano i volumi di merci movimentate via treno, superando l’attuale frammentazione che vede questa pratica applicata solo in pochi scali virtuosi.
L’appello finale lanciato dal board di Assiterminal mira a estendere i confini del dibattito politico. L’invito ai parlamentari è di non limitare il confronto alla sostenibilità e all’efficientamento delle grandi opere, ma di focalizzarsi su interventi normativi immediati capaci di dare nuovo impulso operativo alla competitività dei terminal e dell’intero sistema logistico nazionale.
