• 12 Settembre 2026 15:33

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Assarmatori, Stefano Messina lancia la sfida del nucleare pulito a bordo e attacca le regole UE sulla decarbonizzazione

All’Annual Meeting di Roma il presidente critica la rigidità dell’ETS, invoca la libertà di navigazione a Hormuz e chiede il ripristino delle tutele sul costo del lavoro per i marittimi italiani

Roma – Un deciso attacco alle politiche marittime europee per la sostenibilità e, al contempo, l’indicazione di una via chiara e tecnologicamente avanzata per azzerare le emissioni: il ricorso alla propulsione nucleare di ultima generazione. Sono questi i due temi portanti sollevati dal Presidente di Assarmatori, Stefano Messina, durante la sua relazione all’Annual Meeting dell’associazione armatoriale svoltosi a Roma al Grand Hotel Parco dei Principi. Davanti a una platea di oltre 700 persone tra esponenti del cluster marittimo, della politica e dell’imprenditoria, il numero uno dell’associazione ha affrontato anche i nodi caldi della geopolitica mondiale, a partire dall’annunciato accordo tra Stati Uniti e Iran. Pur definendola una notizia positiva, Stefano Messina ha predicato prudenza sullo Stretto di Hormuz, sottolineando che per un reale ritorno alla normalità e alla sicurezza degli equipaggi serviranno giorni di verifica, rigettando fermamente qualsiasi ipotesi di pedaggio transitorio che violi il principio della libertà di navigazione.

L’affondo più duro è stato riservato alle normative comunitarie, accusate di essere scollate dalla realtà geopolitica e di affossare la competitività delle imprese europee a favore dei mercati globali. Il Presidente di Assarmatori ha evidenziato come l’impianto regolatorio della UE stia spingendo il settore fuori mercato, citando i danni già visibili nel comparto dell’automotive. Per lo shipping, la richiesta formale è quella di una revisione coraggiosa del sistema di tassazione ETS al fine di tutelare i tre segmenti più esposti: i collegamenti con le isole, che dovrebbero essere totalmente esclusi dal regime, le Autostrade del Mare e il transhipment di container. Il vertice degli armatori ha inoltre contestato la dispersione dei fondi generati dall’ETS in troppi rivoli burocratici, chiedendo che le risorse siano destinate interamente a investimenti per la decarbonizzazione del settore marittimo e criticando i vincoli geografici per il rinnovo delle flotte, giudicati frutto di un protezionismo fuori dalle logiche commerciali.

Accanto alle critiche, dal palco di Assarmatori è emersa una proposta industriale concreta, che si inserisce nel dibattito parlamentare sulla Legge Delega al Governo sul nucleare. La soluzione per il futuro dello shipping è stata individuata nei reattori nucleari di IV Generazione e nei cosiddetti Small Modular Reactors. Secondo l’associazione, i progetti pilota dimostrano già la fattibilità tecnica di questa alimentazione che offre l’indubbio vantaggio logistico di azzerare la necessità di complesse e frammentate supply chain dedicate ai combustibili alternativi nei vari porti del mondo, garantendo alle navi un’autonomia operativa totale e pulita.

L’ultima parte della relazione ha messo al centro il tema del lavoro e dell’occupazione nazionale. Poiché il costo del lavoro marittimo incide pesantemente sulla competitività aziendale, Stefano Messina ha sollecitato il ripristino immediato della decontribuzione per i marittimi impiegati nei collegamenti di corto raggio. Si tratta di lavoratori interamente italiani che operano su tratte che spesso rappresentano l’unico e indispensabile strumento di mobilità e continuità territoriale per le popolazioni insulari.

L’evento ha visto alternarsi sul palco autorevoli esponenti del Governo e delle istituzioni, tra cui il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi e l’Ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare. Sono intervenuti con un videomessaggio anche Raffaele Fitto, Vice Presidente esecutivo della Commissione europea, e Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il dibattito è stato infine arricchito da una tavola rotonda con gli armatori Mariaceleste Lauro (CEO del Gruppo Lauro), Achille Onorato (CEO di Moby) e Vincenzo Romeo (CEO di Nova Marine Carriers), seguita da un’intervista al Presidente di Assoporti, Roberto Petri.

L’analisi sui flussi commerciali, l’atto d’accusa contro il “saccheggio” dei fondi ETS da parte di Bruxelles e la scommessa sui reattori di nuova generazione per raggiungere il net zero.

Il punto di Stefano Messina: ecco cosa ha detto il presidente di Assarmatori nell’intervista

La rotta verso la decarbonizzazione del trasporto marittimo globale si arricchisce di una presa di posizione netta e pragmatica, destinata a far discutere i vertici comunitari e i grandi player dello shipping. Al centro del dibattito vi sono la sostenibilità economica delle attuali normative europee, la gestione dei proventi fiscali e l’introduzione di tecnologie di rottura, a partire dall’energia atomica di nuova generazione a bordo delle flotte mercantili.

Nel corso del suo ultimo e atteso intervento, Stefano Messina ha tracciato un quadro rigoroso delle dinamiche operative e geopolitiche che stanno interessando le grandi autostrade del mare. Esaminando lo stato dei flussi commerciali mondiali e le recenti tensioni internazionali, è emersa un’estrema cautela circa i tempi di una normalizzazione logistica. Secondo l’analisi, non è infatti ipotizzabile una ripartenza immediata o un repentino riassetto dei servizi commerciali nel brevissimo periodo; la priorità assoluta per le compagnie di navigazione rimane in questa fase la sicurezza e la gestione logistica degli equipaggi, sottoposti a prolungati periodi di stress a bordo.

Netta e categorica anche la smentita circa l’ipotizzata introduzione di presunti balzelli o “pedaggi” unilaterali da parte di singoli Stati costieri per il transito delle navi. Tali misure risulterebbero apertamente contrarie al quadro normativo del diritto internazionale e rischierebbero unicamente di innescare una pericolosa spirale inflazionistica, gravando in ultima istanza sui costi dei noli e, a cascata, sui consumatori finali.

L’affondo più severo è stato tuttavia riservato alle politiche ambientali promosse da Bruxelles. Pur confermando la piena adesione agli obiettivi globali di sostenibilità, viene denunciata una distorsione strutturale nell’applicazione del sistema ETS (Emission Trading System). L’attuale impianto normativo europeo finisce per penalizzare i paesi a forte vocazione marittima come l’Italia, traducendosi in un pesante prelievo fiscale che non viene reinvestito nello sviluppo tecnologico delle flotte e delle infrastrutture portuali, bensì distratto verso altri capitoli di spesa estranei al comparto marittimo, configurando un vero e proprio “saccheggio” di risorse vitali.

Per superare l’attuale impasse e traguardare l’obiettivo del net zero, la proposta guarda a una soluzione strutturale di medio-lungo termine: l’impiego del nucleare pulito a bordo, un orizzonte tecnologico stimato tra i 10 e i 15 anni. Questa transizione energetica potrà poggiare sulle consolidate competenze industriali e scientifiche che il sistema Paese già possiede. Storicamente, il settore può contare sulle sinergie e sulle ricerche di grandi gruppi e consorzi d’eccellenza, che vedono in prima fila realtà nate o sviluppate grazie all’impulso di figure come Francesco Starace, Roberto Cingolani e Pierroberto Folgiero, oltre alle start-up innovative del settore nucleare di nuova generazione come quella guidata da Stefano Buono.

La sfida per il futuro dei mari è dunque lanciata: la transizione ecologica dello shipping richiede riforme condivise, pragmatismo industriale e, soprattutto, la salvaguardia della competitività della flotta continentale di fronte ai mercati globali.