Il report Allianz Trade stima 2,2 milioni di posti di lavoro a rischio nel 2026 e un aumento dei fallimenti anche in Italia.
L’instabilità in Medio Oriente rischia di innescare una nuova ondata di crisi aziendali su scala planetaria. Secondo l’ultimo Insolvency Report di Allianz Trade, le insolvenze globali sono destinate a crescere del 6% nel 2026, segnando il quinto anno consecutivo di aumento. Le tensioni geopolitiche hanno già generato una forte volatilità nei prezzi dell’energia e nei costi dei trasporti marittimi, mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento e deteriorando la fiducia delle imprese.
L’impatto del conflitto si traduce in numeri drammatici: rispetto alle stime precedenti, lo shock bellico causerà 7.000 insolvenze aggiuntive nel 2026 e 7.900 nel 2027. Come spiegato da Aylin Somersan Coqui, CEO di Allianz Trade, la combinazione tra domanda debole e costi di input elevati colpisce duramente i settori ad alta intensità energetica, come chimica, metalli e trasporti. In caso di escalation prolungata con blocco dello Stretto di Hormuz, il balzo dei mancati pagamenti potrebbe addirittura toccare il 10%, con ripercussioni pesanti soprattutto in Europa occidentale e negli Stati Uniti.
La crisi non risparmia il mercato del lavoro. Il report stima che nel 2026 saranno 2,2 milioni i posti di lavoro a rischio a causa dei fallimenti aziendali, con un incremento di 94mila unità rispetto all’anno precedente. I settori più vulnerabili risultano essere l’edilizia, il commercio al dettaglio e i servizi. L’Europa si conferma l’area più esposta, con circa 1,3 milioni di persone potenzialmente coinvolte nella perdita dell’impiego.
In questo scenario, l’Italia si riallinea ai partner europei tornando ai livelli pre-pandemia dopo un triennio di forte accelerazione delle crisi. Per il 2026 si stima un aumento del 5% dei casi di insolvenza, raggiungendo quota 12.750. A pesare sul sistema produttivo italiano sono la crescita economica modesta e la strutturale dipendenza dall’energia importata, che continua a zavorrare le famiglie e le industrie manifatturiere, nonostante una possibile stabilizzazione prevista solo per il 2027.
