Vertice a Palazzo Chigi dopo l’ennesimo incidente nello stabilimento. Chiesto un piano straordinario per rilanciare la siderurgia e tutele per lavoratori e appalti. Nuovo incontro il 13 marzo su sicurezza e impianti
Roma – La situazione di Acciaierie d’Italia resta estremamente critica sotto il profilo industriale, finanziario e soprattutto della sicurezza degli impianti. È questo il quadro emerso dall’incontro che si è svolto oggi a Palazzo Chigi tra Governo e rappresentanze sindacali, un confronto che ha riportato al centro della discussione il futuro della siderurgia italiana e dello stabilimento di Taranto.
A rendere ancora più drammatico il contesto è la lunga serie di incidenti avvenuti negli ultimi mesi nello stabilimento, fino alla tragedia dei giorni scorsi che è costata la vita a un lavoratore di appena 36 anni. Episodi che, secondo le organizzazioni sindacali, confermano come il nodo principale resti lo stato degli impianti, segnati da anni di carenza di manutenzioni e investimenti.
Secondo quanto emerso durante il tavolo, la gestione passata avrebbe accumulato danni per miliardi di euro, in particolare nel periodo in cui la società era sotto il controllo di ArcelorMittal. Una situazione che rende sempre più difficile affrontare la crisi con interventi limitati o con decreti finanziari di entità ridotta.
Per i sindacati, il problema non può più essere gestito con misure temporanee. Serve piuttosto un intervento industriale straordinario, sostenuto da un fondo dedicato che il Governo dovrebbe definire in tempi rapidi per avviare un vero piano di rilancio e di messa in sicurezza degli impianti.
Proprio su questo punto restano forti perplessità rispetto all’ipotesi di affidare il futuro dell’azienda a una nuova operazione di vendita. Dopo l’esperienza con ArcelorMittal, viene messa in dubbio la possibilità che un nuovo soggetto privato possa sostenere da subito investimenti di dimensioni miliardarie necessari per rimettere in funzione e in sicurezza il sito industriale.
Per questo le organizzazioni dei lavoratori tornano a chiedere un intervento diretto dello Stato. Secondo i sindacati, solo il controllo pubblico può garantire le risorse necessarie per avviare un piano di rilancio credibile, tutelare l’occupazione e affrontare contemporaneamente i temi della sicurezza e della salute pubblica.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre sollevato il tema delle condizioni di lavoro negli appalti che operano all’interno dello stabilimento. Le rappresentanze sindacali hanno chiesto l’introduzione dell’obbligo di applicare il contratto nazionale dei metalmeccanici in tutti i capitolati d’appalto relativi alle attività industriali del sito.
Alla ministra del Lavoro Marina Calderone è stata inoltre rappresentata la necessità di aprire un confronto sugli strumenti straordinari di sostegno per i lavoratori coinvolti nella crisi: non solo i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia, ma anche quelli di Ilva in amministrazione straordinaria e i lavoratori delle aziende dell’indotto.
Secondo i sindacati, una vertenza di queste dimensioni richiede misure eccezionali per garantire la tutela del reddito, la continuità occupazionale e la salvaguardia delle competenze industriali necessarie anche per il percorso di decarbonizzazione del settore siderurgico.
Acciaierie d’Italia resta dunque una partita strategica non solo per il futuro dello stabilimento di Taranto, ma per l’intero sistema industriale del Paese e per il ruolo che lo Stato intende assumere nelle filiere produttive considerate strategiche.
Al termine dell’incontro è stato calendarizzato un nuovo tavolo dedicato alla sicurezza degli impianti dello stabilimento di Taranto, fissato per il 13 marzo. Il Governo ha inoltre annunciato la convocazione di una nuova riunione a Palazzo Chigi entro un mese per fare il punto sull’evoluzione della vertenza.
