Venezia, porto off shore. Aponte fa marcia indietro

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Aveva definito il finanziamento per il piano di porto off-shore a Venezia un enorme spreco di denaro pubblico. Ora, “preso atto dell’avanzamento del progetto”, Gianluigi Aponte “ha incoraggiato” l’Autorità portuale di Venezia a proseguirlo “sfruttando al meglio l’integrazione fra operazioni logistico – portuali a terra e l’offshore”. Un’inversione di rotta per il presidente di MSC, come comunica lo stesso ente portuale,  avvenuta nell’ambito di un incontro organizzato a Ginevra con il presidente Paolo Costa e Payam Foroudi, Amministratore delegato di Halcrow, la società inglese di ingegneria che ha curato lo sviluppo tecnico dell’infrastruttura veneziana.

Nel corso dell’appuntamento sono state evidenziate le innovazioni tecnologiche che fanno del terminal d’altura di Venezia un progetto competitivo – in termini di resa – rispetto ai principali porti mondiali e in grado di rispondere – grazie a 20 metri di fondale e banchine da almeno 1 chilometro – al trend dello shipping mondiale.

Tra i motivi che hanno suscitato maggior interesse l’integrazione tra offshore, sistema di chiatte e terminal a terra, che che consentirà di sfruttare le vie fluviali, come già avviene in altri casi, come ad esempio ad Anversa.