Venezia, Costa: l’alternativa per le crociere è l’escavo del Canale Contorta-Sant’Angelo”

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Il presidente dell’Ap scrive ai senatori del Pd

L’escavo del canale Contorta-Sant’Angelo salverà capra e cavoli. Non solo eviterà il passaggio delle grandi navi da crociera davanti  San Marco, salvaguardando ad ogni modo l’attività turistica veneziana, ma permetterà il recupero morfologico della laguna centrale. Ne è convinto il presidente dell’Ap di Venezia, Paolo Costa, che scrive ai senatori Pd contrari alla soluzione individuata dall’ente. Costa ricostruisce in una vibrante missiva il percorso per l’individuazione di un percorso alternativo al Bacino di S.Marco cominciato, in collaborazione con  Autorità Marittima e Magistrato alle Acque, nel 2011, “ben prima del tragico incidente della Costa Concordia al Giglio”. La “ricalibratura” del canale Contorta Sant’Angelo, ricorda il presidente dell’Ap, fu raccomandata “fin dal 2004 dal Commissario di Governo delegato al traffico acqueo nella laguna di Venezia sulla base di una expertise affidata al prof. Luigi D’Alpaos dell’Università di Padova”. “Valutazioni scientifiche ribadite, con tutte le cautele del caso, dai proff. D’Alpaos e Rinaldo, nell’ultimo convegno dedicato all’argomento dall’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti lo scorso 12 ottobre 2013”. Un’operazione che allo stato attuale non inciderebbe sull’idrodinamica generale della laguna contribuendo a combattere i problemi di ordine morfologico. “E’ vero esattamente il contrario – spiega Costa – come dimostra il deterioramento attuale della laguna centrale che si impoverisce di 700 milioni di m3 di sedimenti ogni anno”. Sedimenti che si possono trattenere “ricostruendo la morfologia della laguna centrale  con velme e barene  ottenute utilizzando i fanghi dell’escavo, che fortunatamente non sono inquinati”. Sottolineando il ruolo di Venezia come home port di riferimento del Mediterraneo Orientale Costa afferma che “se non si darà   prontamente il via  ai lavori necessari per la ricalibratura del Canale Contorta-S. Angelo – con tutte le cautele e le prescrizioni che dovranno scaturire dall’ulteriore esame del progetto in sede di VIA – è il Sistema Italia che non riuscirà a garantire quelle condizioni di base che hanno spinto le compagnie di crociera e le parti sociali coinvolte ad affrontare pesanti sacrifici economici purché  limitati nel tempo del biennio 2014-15”. Ma c’è di più. “E’ l’intera economia portuale-industriale veneziana – ribadisce –  che andrebbe in crisi se dovesse rinunciare alle economie di scala nell’offerta dei servizi portuali   e tecnico-nautici garantiti dalla compresenza di traffici crocieristici con quelli mercantili e industriali.   Sono quelle economie di scala che oggi consentono di mantenere il porto di Venezia sul mercato, nonostante le difficoltà di accessibilità nautica imposte dall’accettazione del  patto ambientale implicito nella convivenza tra porto e MoSE ( il sistema di paratie mobili che difenderà Venezia e la sua laguna dalle acque alte). Se quelle economie di scala dovessero crollare il porto merci di Venezia cesserebbe di esistere, con gravi conseguenze per il sistema produttivo nord-estino e il suo export”.