Ultimo viaggio per l’incrociatore lanciamissili “Vittorio Veneto”

Il presidente dell’Unione Piloti, CLC Vincenzo Bellomo, che ha diretto l’operazione di disormeggio, esprime la sua delusione per la fine ingloriosa dell’unità navale

Taranto, 9 giugno, 2021 -  Sono  le ore 05.55 dell’8 giugno 2021, quando la nave, l’incrociatore lanciamissili “Vittorio Veneto”, in servizio dal 1969 al 2002, ha oltrepassato  le dighe del Porto di Taranto per il suo ultimo viaggio. Trainata dal rimorchiatore d’altura, battente bandiera italiana,  “Sea Dream”, è partita alla volta del cantiere navale di Aliaga in  Turchia, dove sarà letteralmente “fatta a pezzi”.

Sfortunatamente, tutti i tentativi di trasformare l’ex Ammiraglia della Marina Militare in un museo sono andati a vuoto, non solo per gli elevati costi legati alla rimozione dell’amianto presente a bordo ma anche per l’assenza di soggetti privati interessati a gestirlo.

Per effettuare la manovra di disormeggio dalla banchina presso la Stazione Cacciatorpediniere all’interno del Mar Piccolo, motivo per cui si è resa necessaria l’apertura del Ponte Girevole, sono intervenuti due rimorchiatori della Società “Rimorchiatori Napoletani” di stanza nel porto di Taranto, il “Galuzzo” ed il “Cheradi” e sei ormeggiatori.

A dirigere l’operazione, che egli stesso ha definito malinconica,  è stato il pilota della locale Corporazione, CLC Vincenzo Bellomo (presidente nazionale tra l’altro dell’Unione Piloti)  il quale  è salito a bordo del “Vittorio Veneto” alle 03.00 per rimanervi circa tre ore.

Bellomo non ha nascosto la sua emozione nell’essere stato l’ultimo “marinaio” a salire a bordo della gloriosa unità navale:  «Manovrare, o meglio suggerire la direzione alla buona riuscita di una manovra navale mi emoziona in modo particolare ma suggerire la direzione all’ultima manovra dell’incrociatore Vittorio Veneto, ex  ammiraglia della Marina Militare italiana, è qualcosa di più. Per la nostra nazione è stato un vanto. Il suo possente scafo ha infatti  caratterizzato l’ingegneria navale e la bravura della  maestranza italiana. Non mi ha lasciato indifferente anche la nostra storia, che l’incrociatore Vittorio Veneto ha portato nel mondo, con missioni militari o umanitarie. Forse sarebbe stato bello vederlo come museo anziché essere indegnamente rottamato, negandoci la possibilità di far sopravvivere alla memoria  uno dei punti di riferimento della storia della nostra Marina Militare. Ma la certezza che la Marina Militare italiana saprà esprimere sempre il meglio mi rende un po’ meno nostalgico. Sono sbarcato dalla nave  salutandola con il suo motto: Victoria Nobis Vita».

Costruita nei cantieri navali di Castellammare di Stabia, la nave ha un ponte di volo largo 18,50 metri e lungo 48 metri. Indissolubilmente legata alla storia di Taranto che l’ha ospitata all’interno della sua base navale per circa cinquanta anni, molti la ricordano soprattutto quale protagonista, nell’estate del 1979, insieme ad altre unità della Marina Militare, del salvataggio dei cosiddetti “Boat People”, migliaia di profughi fuggiti  dal Vietnam a bordo di imbarcazioni improvvisate in balie delle onde del Mar Cinese Meridionale e respinti dalle autorità dei Paesi confinanti.