Ultimatum di Caldoro, come salvare il Grande Progetto?

veduta porto napoli largo

Dure accuse del governatore. Graziano propone l’Autorità unica

Il porto di Napoli sempre sotto i riflettori. Per una crisi di traffici all’apparenza inarrestabile. Per l’indifferenza mostrata da chi dovrebbe accelerare la nomina ai vertici dell’Ap. Per il rischio di vedere addirittura “ritirato” il Grande Progetto.

La nuova minaccia arriva direttamente dal presidente Caldoro. “Non tutti remano nella stessa direzione. Ognuno rema per conto proprio e in queste condizioni rischiamo solo di perdere i soldi”. Parole, quelle del governatore, che chiamano in causa un problema di “filiera” e puntano il dito, a vario titolo, sul governo, il Consiglio superiore dei lavori pubblici, Rfi, ministero della Coesione e dell’Economia, l’Autorità portuale, “la conflittualità interna al porto stesso”. Uno sfogo che indica tempi precisi (60 i giorni concessi da Caldoro per il “riallineamento”), un suggerimento (l’istituzione di un commissario ad acta, “una persona che si occupi del procedimento non in deroga ma come facilitatore”) e fa riemergere la necessità di una riorganizzazione complessiva del sistema portuale regionale.

A sottolineare questo punto, il presidente degli Industriali Paolo Graziano, che chiede l’istituzione di un’unica Autorità che coordini “con competenze strettamente manageriali” i porti di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia.   “E’ inutile fare la guerra fra poveri e farsi concorrenza all’interno, perché è il sistema complessivo regionale portuale che deve vincere”, sottolinea. “Per raggiungere questo obiettivo, però, la buona volontà non basta più. E’ necessario dimostrare con i fatti e con senso di responsabilità le proprie buone intenzioni, pur nel rispetto dei ruoli di ciascuno. Troppo spesso vediamo invece l’eccessivo prevalere di interessi particolari, con il risultato di una sorta di tutti contro tutti”. Pesa, soprattutto, il confronto con Civitavecchia, scalo in grado di realizzare opere infrastrutturali addirittura in anticipo rispetto ai tempi previsti. “Non possiamo consentire che con il tempo sia Civitavecchia a candidarsi come porto di riferimento per il Mediterraneo – denuncia Graziano – è un ruolo che spetta a Napoli e dobbiamo difenderlo evitando la perdita di competitività.”

Interviene nel dibattito anche il presidente di Assoporti che fa sue le sollecitazioni che arrivano da Caldoro. “Ogni giorno – ha dichiarato Luigi Merlo all’Ansa – la legge 84 del 1994 evidenzia sempre più limiti. Gli organismi di controllo, gli apparati burocratici territoriali interpretano la norma in maniera differente da città a città, determinando situazioni che generano una vera e propria alterazione del mercato”. Secondo Merlo, “dai meccanismi approvativi a quelli di finanziamento, alle sentenze, è difficile trovare un comportamento omogeneo. Sono più di 40 i soggetti pubblici ai quali le Autorità Portuali devono a vario titolo sottostare”.

“Per evitare una guerra fratricida e campanilistica tra i diversi porti italiani – prosegue il presidente di Assoporti – occorre che la politica decida e programmi. Sarebbe sufficiente una piena autonomia operativa e finanziaria per ristabilire regole comuni e la logica premiante verso chi sta sul mercato e funziona meglio”.