Terminal off-shore di Venezia, avanti ma con giudizio

offshore3bassa

Arriva il VIA regionale tra prescrizioni e prese di posizione del Comune

Passo avanti per il terminal off-shore di Venezia. La commissione VIA della Regione Veneto ha votato il parere favorevole di compatibilità ambientale nell’ambito della procedura VIA statale, documento accompagnato “da numerose prescrizioni che pongono altrettanti impegni e vincoli di cui i proponenti (Magistrato alle Acque e Autorità Portuale di Venezia) dovranno tener conto nella fase di progettazione definitiva. Primo tra tutti il protocollo d’intesa firmato nella stessa giornata dal presidente della Regione Luca Zaia con Ap di Venezia e i rappresentanti delle associazioni di categoria della pesca e dell’acquacoltura per gli interventi di mitigazione e compensazione degli impatti sul settore arrecati dalla realizzazione della nuova infrastruttura.

“Il terminal plurimodale off-shore al largo della costa veneta rappresenta – spiega la regione Veneto – un’infrastruttura ritenuta strategica a livello nazionale”. Un progetto imponente che richiederà una progettazione particolarmente accurata sotto i profili delle conseguenze ambientali ed economiche. In particolare per un settore come la pesca e l’acquacoltura che lamenta una somma di impatti negativi per una serie di interventi che vanno dal ripascimento delle spiagge alle grandi opere quali Mose, Terminal Gasiero, tubo a mare del PIF (Progetto Integrato di Fusina). “L’unità di Crisi della Pesca istituita dalla Regione – sottolinea la Regione – si è più volte occupata di questo tema, evidenziando come la progettazione dell’infrastruttura debba farsi carico anche dei necessari approfondimenti relativi agli impatti sull’ambiente marino, sulle risorse ittiche e sull’intero settore economico – produttivo della pesca e dell’acquacoltura”.

Il progetto prevede una diga foranea a forma di C, della lunghezza di circa 4 chilometri, su un fondale di 20 metri di profondità, orientata per proteggere il porto d’altura dalle onde provenenti da nord-est e sud-est. Il Terminal permetterà il simultaneo ormeggio di tre navi tanker porta prodotti petroliferi; questi ultimi saranno veicolati, mediante pipeline, sino all’Isola dei Serbatoi a Porto Marghera. La pipeline correrà per circa 27 chilometri (16 in mare e 11 in laguna) con tubi d’acciaio posti sul fondale (marino e lagunare) e attraverserà il litorale di Malamocco e la laguna con trivellazioni orizzontali teleguidate che comporteranno anche la realizzazione di sei isole artificiali provvisorie, poi rimosse. Il Terminal avrà anche una banchina per i container, lunga mille metri e larga duecento, il cui molo sarà in grado di ospitare contemporaneamente due navi oceaniche. Il Terminal è progettato per movimentare ogni anno sino a un milione di Teu (unità di misura nel trasporto container).

Un mega progetto su cui però il Comune di Venezia ha espresso qualche preoccupazione. Il timore riguarda soprattutto la “mobilità di mezzi e di merci in terraferma, in considerazione del deficit infrastrutturale attuale, sia della rete stradale che ferroviaria”. C’è poi la questione delle cinque isole artificiali temporanee previste in laguna nella fase di cantiere su cui si chiedono “modalità e tempistiche di intervento più appropriate, al fine di ridurre al minimo gli impatti sull’ecosistema lagunare”. “La proposta di porto off-shore è certamente tra le più innovative e meritevoli di assidua e profonda attenzione, per le prospettive radicalmente nuove che potrebbe aprire in laguna nel senso della ricomposizione ambientale, facendone uscire alcune attività attualmente di forte impatto e ponendo a disposizione di tali attività strutture e infrastrutture di diversa e inaudita potenzialità” chiarisce l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin. “Ma ciò non può avvenire senza attenta verifica delle precondizioni e delle conseguenze. E’ il lavoro che, in pieno spirito costruttivo, si sta facendo da tempo”.