Spirito: “Per il waterfront prevarrà l’interesse generale”

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Per il geografo Brian Hoyle i waterfront portuali rappresentano linee di conflitto urbano. Frontiere che separano ma anche occasioni di ricostruzione; di rinnovata collaborazione tra un ambito cittadino e uno produttivo separati a partire dallo sviluppo della seconda rivoluzione industriale. Una sfida che accomuna, oggi, con tutte le distinzione del singolo caso, Napoli e Trieste. Città portuali, città cerniera, città ponte. Nodi di una fitta rete economica, storica e culturale da rivitalizzare.
A rilanciare il dibattito sulla relazione città-porto all’ombra del Vesuvio, la “partita di ritorno” (cit. Umberto Masucci) del convegno “La rigenerazione dei waterfront portuali: Napoli e Trieste esperienze a confronto”, secondo appuntamento sul tema, dopo quello giuliano, frutto della collaborazione tra i due Propeller Club.
Tra affinità e divergenze sulle rispettive esperienze in materia è emerso un sostanziale dato di fondo: la necessità di nuova centralità dell’intervento pubblico. Elemento che il presidente dell’AdSP del Mare Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino, declina in funzione della particolare fase storica e secondo modalità precise. “Trasformazioni urbanistiche complesse per loro natura presuppongono durate temporali superiori ai tempi della politica. La continuità del quadro istituzionale diventa perciò essenziale, al pari della capacità progettuale e dell’infrastrutturazione di accessibilità”.
Un nuovo ruolo per le istituzioni territoriali che riporta al centro della scena la fin troppo bistrattata (negli ultimi anni) categoria di “interesse generale”. Sotto questo aspetto la ricostruzione del caso napoletano fatta da Pietro Spirito è emblematica. “Sul waterfront, con l’avvio del percorso delineato dal progetto Euvè, è stata giocata una partita politica, imprenditoriale e giudiziaria feroce”. A perdere solo la città che dopo “14 anni di colpevoli ritardi” potrà (forse) riprendere il cammino interrotto. “Quello del waterfront è un progetto pubblico: ci confronteremo, come di dovere, con la parte imprenditoriale. Alla fine – ha assicurato –  prevarrà l’interesse generale”.
L’apertura di questa nuova dialettica tra ente portuale, istituzioni e mondo imprenditoriale, sottolineata in più di un’occasione e non senza determinazione dal nuovo presidente dell’AdSP, conferma la volontà di intervenire in tempi brevi sul versante angioino del porto. Innanzitutto, con la risistemazione del Beverello, su cui Spirito ha garantito l’avvio delle gare entro un paio di mesi. Subito dopo sarà la volta dei Magazzini Generali, struttura individuata per ospitare il museo del Mare e dell’Emigrazione, oltre un polo di ricerca universitario che lavorerà in stretta collaborazione con l’armamento. “L’obiettivo è creare una strip, una connessione intelligente tra città e scalo, senza interferenze tra i due ambiti. Saneremo la ferita costituita da via Marina: la risistemazione doterà finalmente l’area, strategica per la città e le attività dello scalo, di una passeggiata a mare”.

G.Grande